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Full text of "Delle lodi del serenissimo doge della repubblica di Venezia Marco Foscarini : orazione"

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DELLE LODI 

DEL SERENISSIMO DOGE 

DELLA REPUBBLICA 

DI VENEZIA 

! MARCO FOSCARINI 

S ORAZIONE 

DI LODOVICO ARNALDI 
PATRIZIO VENETO. 



Cur aurem aut vetera, aut aliena proferamus 
potius , quam et noftra , et recentia ? 

Cic. de leg. lib. III. 



M D C C L X V. 






3. 



F-m 



AGLI ECCELLENTISSIMI 
SIGNORI 

SEBASTIANO E JACOPO CAVALIERI, 
E NICCOLO' 

F O S C A R I N I 

PROEMIO. 



DA poi che un' uomo non ha giammai 
perduta vivendo alcuna occafione né 
di fervir la fua patria , né d' illustrarla; 
e eh' egli colle fue màffime , e co' fuoi efem- 
pj ha potuto formare degli altri grand' uomi- 
ni , e fpar^ere , dirò così , negli animi de' cit- 
tadini i femi delle virtù, che debbono germo- 
gliare perfino ne' fecoli più lontani , noi non 



549785 



^ vi ^ 
dobbiamo , Eccellenze , racchiudere dentro i 
limiti della fugace fua vita le (blenni teftimo- 
nianze della pubblica gratitudine , come pur 
foffe col fuo viver compito il frutto di que' 
fervigj, a'quai dovrà fempre la Repubblica no- 
ftra nel corfo perpetuo della fua durazione una 
affai ricca , e preziofa parte della fua felicità , 
e della fua gloria . Quindi dopo la lunga fe- 
rie de 5 pubblici guiderdoni , con cui furono ad 
ora ad ora gli anni delia fua vita gloriofamen- 
te fegnati , onorare dobbiamo colle noftre la- 
grime eziandio la fua morte , uguagliare coi 
pubblico lutto il pubblico danno , dipingere la 
fua immagine , e richiamare ne' noftri difcorfi 
la memoria delle fue azioni, raccogliere le fue 
lodi nelle noftre carte , e con ogni guifa di 
monumenti ai fuo viver corto aggiugnere gli 
anni eterni della immortalità del fuo nome . 
Tale effer dee, fecondo ch'io penfo, lo ftudio 
di tutti coloro , i quai d' una terra, e d' una 
patria ttjedefima generati guftano nella gran- 
dezza , e nello fpiendore della nazione gii ef- 
fetti maravigiiofi della fapienza , e delle fati- 
che de' loro concittadini, non pur per quel tan- 
to che d'aumento riceve il pubblico bene, ma 
eziandio per ciò che di luce , e di dignità fi 
diffonde fopra la fortuna, e la condizione par- 



^ VII ^ 

ticolare di ciafcheduno. Que' Greci in fatti, e 
que' Romani sì illuftri , che refero così nobi- 
le , e così temuto il nome delle loro Repub- 
bliche , fecero pure i Cittadini di quelle là tra 
gli eftremi , ed ultimi popoli riverire ; e f onor 
d' una patria comune co' Milziadi , co' Perieli , 
cogli Ariftidi , co'Scipioni , co' Varroni, co'Tui- 
lj fembrava per tutta la terra un titolo fuffi- 
ciente per effere rifpettabili . MoflTo pertanto , 
Eccellentissimi Signori , dai vigor , e dal 
pefo di tali confiderazioni , deporto il riguardo 
di pubblicare un lavoro y che porta in ciafeu- 
na fua parte impreflò il carattere della medio» 
crità dei mio ingegno, iolafcio ufeir finalmen- 
te alla pubblica luce dalle domeniche tenebre 
la mia prefente Orazione ; la quaF abbraccian- 
do le lodi immortali del Principe incompara- 
bile voftroZio, moftrerà quanto giufte, e quan- 
to dovute foffer le pubbliche , e le private la- 
grime 3 ch ? accompagnarono f immatura fua 
morte. E veramente grave , e degna di quel!' 
acerbo , ed infanabil dolore , da cui fummo per- 
coffi , dòvea riputarfi la perdita da noi fatta di 
quel grand' uomo . Chiufo per fempre il fonte 
di fua facondia ^ che faceva a dì noftri rivive- 
re l'eloquenza de 5 giorni antichi ; privi in per- 
petuo d' una civile prudenza £ da cui pareva 



. 



^ Vili ^ 

in addietro dipendere il defilino felice de* pub- 
blici affari; caduta per Tempre di man la pen- 
na ad un'infigne fcrittore fui punto di vie più 
rifchiararci colle nuove fue Opere; rapitoci in 
fine quel cittadino, che Principe divenuto del- 
la Repubblica noftra , in vece che l'ozio, e '1 
lipofo per lui fonnaffero una parte delf ampio 
premio ottenuto , lieto foltanto oltre modo mo- 
itravafi eh' agli ordinar] , e confueti ufficj del 
fuo Principato nuove cure , e nuovi penfieri di 
dì in dì s' aggiugneffero . Per la qual cofa qual- 
ora avveniva che i pubblici regolamenti , ri- 
chiamando all'antica offervanza gli ordini fa- 
lutari indeboliti dal tempo , riapriffero mag- 
gior campo all'autorità , alla prudenza, e alla 
vigilanza de' noftri Principi , egli in ciò non 
vedeva con gioja che la felice opportunità d' 
effer' utile vie più alla fua Patria ; e niente 
tocco da quelle confiderazioni , che s' offrono 
agevolmente allo fpirito degli ambiziofi , e' non 
era fenlibile ch'ali' immagine de'fervigj futu- 
ri , ne' quali trovava la ricompenfa più cara , 
e'1 guiderdone più fplendido de'paffati. Quin- 
di qual maraviglia , Eccellentiflimi Signori , 
che sì egregio Principe foffe come la gloria , 
così le delizie della Repubblica divenuto ? che 
d' effo i concittadini numeraffero gli anni così 

anfio- 



•& IX (^ 
anfiofi , e folleciti come de' loro proprj ? qual 
maraviglia che la fua vita , le fue fortune, le 
Tue fperanze fofTero come un' affare , e un.' in- 
tereffe comune della nazione ? ch'ali' appreffar- 
cifi dell' anniverfario giorno , che dovea effer 
sì bello per la memoria della fua elezione , s' 
apparecchiaffero i maggiori Poeti ad onorarlo 
co' loro cantici , gli Oratori colle lor lodi , i 
Popoli colle lor fefte , la Repubblica colla fua 
pietà , la Patria colle fue allegrezze , e eh' io 
fteflb dimentico delle mie forze meditaffi , ed 
efeguiffi il difegno d' una Orazione , lufingato 
com' io era che l' impeto dell' efempio fofk la 
feufa de2 mio coraggio ? Egli aveva nell' età 
prima abbracciate tutte queir arti , che forma- 
no eziandio pe' grand' uomini le occupazioni 
dell' adolefcenza ; egli aveva nell' adolefcenza 
anticipate a fé fteffb quelle fatiche, che refero 
poi sì fruttuofa alle cofe pubbliche V età ma- 
tura ; egli aveva da' fuoi maggiori ricevute con 
riverenza quelle iftruzioni fiate da dieci fecoli 
la vera feienza del cittadino, e la dottrina del- 
la fua Cafa ; egli aveva tutti i fuoi ftudj al mag- 
gior bene rivolti , e alla gloria della fua patria , 
non già a' minimi , e baffi oggetti d' una frivo- 
la oftentazione ; egli aveva le fue ricchezze di- 
bribuite colla mifura non già d' arbitro delle 

B 



& x & . 
fue foitanze, madidepofitario della Virtù; egli 
onorava la Religione colle pratiche d' una pie- 
tà vifibile , che la rendevano edificante ; egli 
aveva ne' fuoi Nipoti formati alla patria de' 
Senatori , dei Savj , degli Ambafciadori , e ad 
efìì con ciò pagato quanto e' doveva d' ammae- 
fframenti ad un Padre illuftre; egli aveva quafi 
il fuo fpirito, direbbefi , comunicato cosi alle 
Madri della fua ftirpe, come alle Donne ufci- 
te della fua Cafa , perchè col fangue di effe 
paffaffe ne' Nipoti de' fuoi Nipoti ; egli aveva 
in una parola tutte le qualità, che meritamen- 
te gli ottenere gli elogj delle penne più illu- 
fori , le amicizie più fegnalate de' più infigni 
contemporanei, le dignità più eminenti d'una 
chiariffima patria, gli affetti più teneri de' cit- 
tadini nella fua vita , e le lor lagrime più fin- 
cere al trifliffimo cafo della fua morte . Fu in 
quel momento , Eccellentiffimi Signori , alla 
memoria delia Repubblica fempre funello, che 
fi conobbe vie più chiaramente quanto fien' agi- 
li , e prede qua in terra le mutazioni , che ac- 
cadono alle cofe umane , e come in un punto 
dall' alto dell' allegrezza al baffo fi feenda deli' 
afflizione .Lieta , e tranquilla forte arrideva 
da tutti i lati al Principe che piagniamo ; ed 
effa pareva come burlarti delle avverfità , eh' 



^ XI ^ 

abbattono alcuna volta a guifa de' fulmini le 
cime più eccelle. Felice coitituzione di Tua fa* 
Iute , premio accordato dalla natura alla di lui 
temperanza ; fortune non inferiori alla magni- 
ficenza del porto , ed alla liberalità del fuo ani- 
mo ; fama non limitata dalla picciolezza d' Ita- 
lia , né dall' anguftie riftretta di pochi ladri ; 
fucceffione nella fua ftirpe , a cui confegnare 
a prò della Patria gli efempj delle virtù dome- 
niche; Spofe nella fua Cafa di fangue illuftre, 
e Spofe di quella ufcite si chiare per le virtù 
che non è neceffario in lodandole il ragionare 
della loro bellezza ; Nipoti che non tramandano 
minor luce alla loro profapia che n' abbiano etti 
ricevuta da loro Maggiori ; un Sebaftiano già 
nella Spagna Ambafciadore al Re Carlo , e di 
là ritornato con fama di gran Miniflro coni' 
era pur dianzi di qua partito ; un Jacopo là 
nel Senato a federvi tra Padri augufti , fenza 
che l'età frefca niente di luftro togliefle alia 
maeftà del grado; un Niccolò che gli anni foli 
difagguagliavano tra fuoi Fratelli -, degno dell' 
ampia toga, di cui poco appreffò fu riveftito . 
Mentre che '1 noftro Principe gode fra fé me- 
defimo di tante profperità , che la fortuna non 
potrebbe gloriarfi d' aver mai fulla terra più fag- 
giamente diftribuite , grave , e maligno morbo , 



^ X I I ^ 

tanto più ineforabile quanto più occulto , d' 
improvvifo occupando le di lui vifcere , com' 
armato nimico gli fi fa incontro , e minaccia 
dei giorno eftremo , oimè , da vicino una vita 
così preziofa. Muovano pure adunque a di lui 
foccorfo dalla fama chiamati di tanto pericolo 
tutti gli ingegni nelf arte medica celebrati ; 
tentino effi a gara diverfi mezzi , e tutte le vie 
più incognite per rifanarlo ; preziofi rimedj fot- 
to falubre , e benigno cielo raccolti a sì grand' 
uopo raduninfi ; preci , e pianti dirotti a pie' 
degli altari fi fpargano ; facre liberalità fopra 
poveri j e fopra giudi mille pie mani diftribui- 
fcano ; la pietà del Senato con umili voti alla 
pietà celefte s'innalzi ; falgano i noftri incen- 
fi fopra le nubi , e vi avvalorino le noltre vo- 
ci; tutti in fine fi sforzino di prolungare una 
vita , che tante Città 3 tanti Popoli , tante Pro- 
vincie , tanti grand' uomini vorrebbon falva . 
Mifero che ragionando io vo ai prefente di quel- 
le cofe, le quali indirizzate una volta a impe- 
dire la nofìra perdita , altro in fine non furono 
che vani sforzi 3 ed inutili tentativi del dolor pub- 
blico ! No che quel Principe a noi sì caro 3 per 
querele , per grida 5 per finghiozzi , per lagrime 
che fi verfaflfero , non potè reggere alla violen- 
ta d J un malor 5 implacabile * no eh' i parenti ? 



*S£ p i i i HP 
gli amici , gli ammiratori , che '1 circondavano 
inconfolabili , non furono {ufficienti a difender- 
lo ; no che le braccia medefime , dirò così , 
della Ratria non poterono ritenerlo . Come an- 
drò io pertanto , EccellentifTimi Signori , col 
mio difcorfo alla noftra memoria in quefto dì 
riducendo l' immagine del noltro Principe 3 da 
poi eh' anzi tempo dalla Sede d' Anafefto ca- 
duto eftinto 5 la Cafa voftra , la noftra Patria , 
e quella età sfortunata più noi poffeggono ? Per- 
chè rinfrefeare colle mie lodi nd petto de' fuoi 
Nipoti , e negli animi de' Cittadini il dolore 
della fua morte ? Perchè ? Perchè niente giova 
il filenzio della lingua ove non tace il cuore; 
perchè il Principe non abbifogna de' noftri e- 
log) per ritornare alla noftra mente ; perchè 
niente meglio potria onorare i grand' uomini 
che 1' affanno , e '1 rammarico che ne deriva 
dal perderli . Era quefto fentimento medefimo 
de' fuoi Cittadini eh' onorava più eh' altra cofa 
neìl' ore eftreme il Principe moribondo ; e le 
lagrime che cadevano fenza pofa dagli occhi 
di tanti amici gli erano più gloriofe di quan- 
to aveva egli vivendo ottenuto dagli altri uo- 
mini . Deh non v' increfea però , Eccellenze 5 
Y offerta , eh' io vi fo volentieri 3 della mia pre- 
fente Orazione , 



r&g XV ?$ 

ORAZIONE- 1 

DUE fono, a mio avvifa, Serenissimo 
Principe, quelle cofe, che a rendere 
le umane azioni celebrate , e famofe richiedono 
fi , difficoltà nell' efeguirle , ed utilità negli ef- 
fetti loro ; dalla prima delle quali la maravi- 
glia , e l' eftimazione degli uomini ; dall' altra 
T afletto 5 e la benevolenza procedono . E inve- 
ro fenza di quefte due effenzialiffime condizio- 
ni ove farebbe ai prefente la fama , e *1 grido 
de 5 fondatori , e confervatori degli ìmperj ? qual 
avrebbono nome a' dì noftri , e nelle venture 
età i fegnalati uomini delie repubbliche ? o 
piuttofto come magni , ed illuftri farebbono 
nella memoria de'pofteri , e delie lettere dive- 
nuti i voftri gloriofiffimi Progenitori i S' effi 
in mezzo a' pericoli dell' armi fettentrionalì non 
aveflero prima latentemente gittati i fondamen- 
ti di quella grande Repubblica , e pofcia tra 
gì' infortuni , e le procelle de' fecoli con infini- 
ti travagii profperamente governatala , avreb- 
bon' eglino perav ventura i fortunati fucceffori 
della loro grandezza di che vantar tuttavia la 
memoria di Luigi , di Girolamo , di Sebaftia- 
no, di Niccolò, e di tanti Cavalieri 3 e Proc- 



'Ǥ$ XVI $p 
curatori Fofcarini ? Ora effendo uno io pure , 
Sereniffimo Principe , del gran numero di co- 
loro , che levarono gli occhi al miracolo del- 
le eccellenti , e incomparabili voftre azioni , 
fattomi , per queir impulfo, che porta gli uo- 
mini alla contemplazione delle cofe eftraordi- 
narie , a confìderare a parte a parte la Storia ., 
e le maraviglie della voftra vita , tutte le ri- 
conobbi da que' due caratteri accompagnate , 
co' quali in ogni tempo le nazioni dell' uni ver- 
fo hanno il pregio , e '1 valore librato de' loro 
Eroi. Io vidi , per non mai perderne la me- 
moria , ciò che la pofterità più rimota non 
ceflerà d' ammirare , gli ftudj profondi dell' a- 
dolefcenza , e dell' età più matura ; 1' opere 
dell' ingegno non meno diverfe nella materia 
che fomiglianti nell' eccellenza ; io vidi i voftri 
fapientiffimi configli nella Repubblica , io le 
voftre fplendidiflìme Legazioni ; e vidi in fom- 
ma tutto ciò che deve nobilitare , e rendere 
fegnalata la Storia degli anni voftri : fé tro- 
vinfi leggitori , che più non apprezzino 1' am- 
plificare con armi ingiufte i limiti degl' impe- 
rj che! mantenere coli' arti della pace vigoro- 
fe, ed in fiore la ficurezza , e la felicità delle 
repubbliche . Tutte quefte cofe , ed infinite al- 
tre , che meriterebbono effere raccontate a tut- 
ta 



fè> XVII ^ 

ta la terra , divengono in quefl o dì l' argomen- 
to di molti illuftri , ed onorati ingegni Italia- 
ni dalla lietiflìma anniverfaria rimembranza 
della voftra efaltazione rifvegliati : onde per 
un felice accoppiamento d' avvenimenti , di cui 
non fu indegna la noftra età , veggiamo con 
allegro animo andar del pari coli' opre d' un 
Cittadino eccellente il guiderdone di nome im- 
mortale , che difpenfano per loro diritto le pen- 
ne degli Scrittori . Sono elfi , Sereniffimo Prin- 
cipe , que' medefimi , che invifibilmente fegui- 
rono i paffi voftri nel lungo , e faticofo corfo 
delle voftre imprefe politiche ; e che 'n Fran- 
cia, in Lamagna, in Italia , ne' Configli , ne' 
Magiftrati della Repubblica , in cafa , e fuori 
v' accompagnarono a guifa di que' Sapienti 5 
eh' all' apparir di Cometa non più veduta nell' 
aria vanno appreflò da maraviglia fofpinti in- 
veftigando le vie di efla anche quando è na- 
feofta , e lontana da' noftri fguardi . Or dietro 
a tanti , e di lungo intervallo da efli lontano 
ammirabili , ed egregj intelletti io pure una 
benché minima parte delle voftre laudi a que- 
fte umili carte medito di confegnare ; perfua- 
fo abbaftanza doverfi per ognuno a fua polla 
contribuire a' maggiori , e più vafti progreffi 
della voftra gloria da poi che tanto avete ope- 

€ 



■fg X V I I I $p 

rato per amplificare la noftra . Voi frattanto 5 
Sereniffimo Principe, deponendo l'illuftre pen- 
na nelle memorie patrie gravemente occupata 
per breve fpazio di tempo alle mie parole vi 
rivolgete ; e fé modeftia da ciò vi ritira 5 
piacciavi alcuna volta immaginarvi piuttoflo 
eh' io de' voilri più chiari e più rinomati Pre~ 
deceffori ragioni , all'opre famofe de' quali fo- 
no le voftre per mille guife raJTomiglianti . 

Non può efler dubbio ad alcuno , Serenis- 
simo Principe , che fopra la ftoria delle vo- 
ftre azioni 5 che farà quella infieme della vo- 
ftra gloria , non tentino in avvenire i voftri 
concittadini di formar fé medefimi . Quefto o- 
nore hanno fempre renduto le nazioni a loro 
grand' uomini . Voi farete pertanto all'età ven- 
ture ciò che furono alle paffete i Maggiori 
voftri , e la prefente avrà la gloria d'ammae- 
lìrar tutte 1' altre . Ora qual cofa di quefta più 
ornata, e più magnifica potrà mai dirfi ? Na- 
feere in un Secolo per le feienze 5 per 1' arti , 
per gli eminenti Scrittori feliciffimo ; vivere 
in una repubblica producitrice famofa d' otti- 
mi cittadini nella grand' arte maeftri de' civili 
governi 3 e per eloquenza , e per dottrina ce- 
lebratiffimi , e nondimeno tirare a fé gli occhi 
di tutte le parti abitabili de'noftri Stati ; indi 



come tutto ciò foffe poco ftendere i proprj 
efempj a'fecoli futuri, diventare il Tullio del- 
la nazione per l'eloquenza , il Varrone per 
la dottrina, il Catone per l'amor della patria. 
Quella è la gloria , Principe Sereniffimo , a 
cui nuli' altra potrebbe uguagliarti , perciocché 
tutte l'altre contengonfi in quefta . Effe ab- 
braccia la fama degli Scrittori , che illuftrano 
le repubbliche colie lor penne , de' Miniftri di 
Stato , che le foftengono co' loro configli , de- 
gli Oratori eccellenti, ch'ajutano la ragione , 
de' cittadini virtuofi , che tant' altri n'educano 
di fomiglianti . Ora poffiamo pertanto della 
chiarezza della voftra gloria , anzi pur della 
noftra , lieti , e fuperbi fatti , reftituir quali 
agli antichi ciò che lor dovevamo . Noi non 
abbiamo più di bifogno a rifplendere in fac- 
cia all'altre nazioni di rammentare i Bembi , 
i Barbari , i Dandoli, i Contarmi; e i padri 
d' ora innanzi per ammaendare i figliuoli , ed 
i nipoti loro , non trarran le lor fagge ed im- 
portanti lezioni , che dalla Storia della voftra 
vita . Effa in fatti di regole, e d'ammaeftra- 
menti è ripiena . 

Non avete voi forfè dimoftro a qua! vir- 
tuofo fegno indirizzar fi debba l'intimo fenti- 
mento , che defta ne' petti umani la confide- 



M xx ?§* 

razione della propria grandezza ? Nato daii' 
inclita Fofcarina Gente , che numera fra fuoi 
Progenitori i primi Padri di quefta Repubbli- 
ca ; difcefo per lunga fucceffione di Senatori , 
di Cavalieri , di Procuratori di San Marco , 
che prepararono da tanti fecoli la voftra na- 
fcita; affluente di tante ricchezze miniftre an- 
tiche , e compagne della virtù de' Maggiori , 
dov'è l'alterezza, e l'orgoglio , che accompa- 
gnare fi veggano condizione così eminente ? 
Difetti fon quefti , Principe Sereniffrmo , de 5 
quali conofcefte per tempo la deformità , e la 
bruttezza , e eh' adombrare giammai non pote- 
rono pur' un poco la virtù voftra . Sia che fi vo- 
glia alla memoria di quefti tempi rivocare que- 
gli anni , ne' quali rifplendevate per le fperan- 
ze 5 che s' erano di voi concepute dalla Repub- 
blica; fia che vogliamo di paflb in pafTò con- 
fiderarvi nel cammin lungo delle dignità , e 
della gloria ; ravvifar non polliamo negli atti 
voftri 5 nel voftro volto , nel favellare alcuno 
di que' caratteri r che fono il tacito linguaggio 
di chi non apprezza che fé medefimo . Noi 
non veggiamo pertanto quel portamento 5 e 
quella feverità di fopraccglio , che pajon mi- 
nacce ; né quella taciturnità , che rende muto- 
li % e timidi , e ftupidi i circondanti ; né quell' 



<& XXI $> 

adito chiufo , ed impenetrabile agi' inferiori ,. 
difficile agli uguali ; ma tutti quefti , e tant' 
altri odioii difetti peffimi fegni , e argomenti 
dell' umano orgoglio , cedettero il luogo loro 
alla ferenità , e alla dolcezza , che sfavillare fi 
veggono in fui voftro volto , ed alla benigni- 
tà , e manfuetudine incomparabile de' voftri 
modi . Sieno di ciò teftimonj i voftri concit- 
tadini , e tutti coloro , che la voftra grandez- 
za chiama per riverirvi y e la dottrina , ed 
eloquenza per afcoltarvi . Parlino pur' effi , di 
che tanto parlano , del facile accedo , delle 
benigne accoglienze , dell' aria foave , e pia- 
na del voftro volto , eh' a maraviglia condi- 
fee l' affabilità de' colloquj , di cui li fate par- 
tecipi , e da' quali effi partono più eruditi , 
e più dotti , e voi più amato , e più caro . 
Dicano pure 5 fé di voi dir fi poffa ciò che 
colle voci d' un antico fi potrebbe peravven- 
tura dir di taluno , che /' adito è aperto , ma 
chiufo il volto ; o fé piuttofto nella voftra 
fronte 5 e negli atti voftri fi legga il fenti- 
mento di Plinio , che ninna cofa Jia più one~ 
Jla dell' eccedere in, benignità. Degne parole -, 
e memorabili in vero di quel grand' uomo J 
Non ci fermiamo nondimeno a encomiar- 
le ; che tutto il tempo eh' a ragionare m' è 



^ XXII ffi 

conceduto, maglio , e più giufto è impiegarlo 
in lodare le virtuofe azioni , che le parole . 
Lodiamo pertanto quei moderato , ed onefto 
fenti mento della vollra grandezza , che non vi 
feduce a meno apprezzare la virtù , e'1 meri- 
to degi' inferiori ; queir accollarvi sì pronta- 
mente che fate ad effi coli' animo , benché di 
lungo intervallo la dignità v'allontani ; e lo- 
diamo quello lludio continuato , che'n voi fi 
fcorge di nafcondere agli occhi noftri le diffe- 
renze , che vi dillinguona, come foffe poffibi» 
le il non vederle « Cofe fon quelle , per vero 
dire , alle quali da lungo tempo è afluefatta 
la noflra villa , e nondimeno perduto anco 
non hanno quel tanto di maravigliofo , che 
nafce dall' eftraordinario . Nuovo non è vera- 
mente cheì Sereniamo nollro Principe Mar- 
co Fofcarini rifplenda per una benignità , e 
manfuetudine 3 ch'uguaglia la fua grandezza ; 
ma nuova bensì , e inufitata , e maravigtiofa cofa 
ad ogni momenta è la coflanza della fua virtù , 
una virtù non a tempi vellita e deporta , ma per- 
manente , ma ferma , ma fondatiffima , una 
virtù nata neli' adolefcenza tra le fortune avi- 
te , e paterne , confermata nell'età virile tra 
le dignità della patria y corroborata nell' età 
più matura full' altezza del Principato. Nume- 



nj£(j XXIII ffi 

rinfi pur dunque a fecoli , Principe Serenia- 
mo, gli anni della voitra Cadi , e gli Scritto- 
ri meno {inceri corretti fieno a confondere la 
voftra origine con quella della Repubblica ; 
difeendano dall' età più rimote con corfo non 
interrotto le voftre ricchezze; e mifte agii an- 
nali patrj fi leggano in tutti i tempi le gefta, 
e '1 nome de' voftri antichi ; crefea di giorno 
in giorno vie più la fama , e la chiarezza de 5 
voftri ftudj , e allo fplendore d' un nafeimento 
così elevato, e d'una dottrina sì celebre s'ag- 
giunga pur tutto il luftro delle dignità più 
eminenti d'una grande repubblica : che tutti 
quefti doni della fortuna , quelle opere dell' in- 
gegno , quefte ricompenfe del merito penetra- 
re non poffono in verun modo nel petto vo- 
ftro a debilitar la virtù . Troppo faldi , ed im- 
moti fono i fondamenti che la foftengono , e 
che le erano neceffarj. Parlo della bontà della 
voftra natura , e de' gran lumi della voftra men- 
te. Non temiamo di farle amendue compagne, 
e partecipi della voftra gloria ; che per quan- 
to la prima fé n' arroghi una gran parte , ne 
refta nondimeno abbaftan^a per la feconda • 
Diciamo pure liberamente che l' una, e l'altra 
vi concorfero a pruova • o piuttofto che 1' in- 
dole egregia dell' animo preparò dal momento 



$£ xxiv ^ 
del voftro nafcere le maraviglie della ragione. 
Io non andrò di quefta , Principe Sereniflimo , 
inveliigando al prefente le profonde confidera- 
zioni, e la maturità de' difcorfi , a' quali voi 
fiete , e fiamo noi debitori d' una virtù così 
amabile, e così cara . Siamo da lungo tempo 
di precetti , e d 5 inftituzioni abbondanti abba- 
ftanza ; e i più faftofi pure , e più alteri uo- 
mini mal grado lo ftrepito degli adulatori , 
che li circondano , intendono non di rado in 
loro fegreto i rimproveri della ragione . Non e' 
è meftieri oggidì di parole, ma bensì d'efem- 
pj virtuofi; ed io fon pago, e contento di fer- 
vire col voftro alla iftruzione de' miei concit- 
tadini . 

Ricorderò adunque ad efli in quefte carte , 
s' efler mai degne poflòno di tanto onore , quaF 
ufo voi fatto abbiate generofo , e magnanimo 
delle ricchezze. Portano quefte alcuna volta il 
magnifico , ed onorato titolo d' ijlrumenti del- 
la virtù . Poflano fempre meritarlo , né mai 
l'altro piuttofto appartenga loro d' impedimen- 
ti , che la ritardano. Tal finiftro concetto da* 
tempi di Socrate fino a dì noftri le refe me- 
no amabili , e meno care in faccia sl fapienti; 
e non pertanto il comune degli uomini fi per- 
fuade che 'n pace ftrette affai di leggieri efler 

poffa- 



^ XXV ^ 

pollano colla virtù . A che tanto cflollere, o- 
delì tutto giorno ripetere, la liberalità di que' 
doviziofi , Toro de' quali ha fuperata la capa- 
cità, e l' ampiezza de' loro fcrigni? Date a me 
pure quelle immenfe tenute , che mifurano le 
diftanze delle Città , e que' fuperbi , e reali pa- 
lagi , che le riempiono . Io pure li renderò a- 
bitati da ingegni eccellenti chiamati da ìrran) 
climi , farò fiorire maravigliofamente di tutte 
l'arti più nobili , e più onorate la patria no- 
stra, e farò '1 rifugio, ed il porto de' travaglia- 
ti dall' acerbità della fortuna . Arroganza , e 
prefunzione dell' uomo fempre virtuofo nelle pa- 
role , qualor gli manchino la materia , e gli 
finimenti del vizio I Dia pur loro la fortuna 
que' tefori , che le addimandano , e facciamoci 
appretto ad imparare da que' prefontuofi , quan- 
to fia agevole il bene ufarli . Senfibili , com' 
effi vantanfi, alle fciagure degl'infelici , accor- 
rere non li vedremo con larga mano a foc- 
corrergli ; inclinati all' arti migliori non pro- 
muoverne con degni premj , e magnifici la 
perfezione ; innamorati delle fcienze , e degli 
ftudj non confolar le fperanze de' letterati , che 
li circondano . Vedranno!! forfè in vece cupi- 
dità immoderate corrompere tanti doni , e sì 
liberali della fortuna, una inclinazióne partici 

D 



<& XXVI fè 

lare tirare a fé il nutrimento di tutte 1' altre , 
magnificenza foverchia nelle cofe efteriori , e fo- 
verchia miferiad' animo nelle occulte, beneficen- 
za mifurata , che non trafcorre d' un punto , e tar- 
da liberalità, che fianca idefiderj, elefperanze 
de' fupplichcvoli . Beati pertanto i noftri occhi, 
che degni fon fatti di ravvifare nel noftro Principe 
una virtù così rara , e così ammirabile ! Am- 
mirabile in vero fé fi confideri quanto fia co- 
fa all'uomo di ftento , e di fatica ripiena lo 
fpogliar fé medefimo de' beni fuoi proprj , e 
particolari per rendergli appreffo univerfaii , e 
comuni ; ma più ammirabile di gran lunga , 
fé rifletter fi voglia alle mifure da voi tenu- 
tefi nel difpenfarli . Varie , e tutte generofe , 
e magnanime , Principe Serenifììmo , fono le 
inclinazioni , 8 che ì voftro nobiliilìmo animo 
fignoreggiano , e che tutta fra di loro fi divi- 
dono ,' e partono la voltra liberalità . Tolgon- 
ne per fé una parte la pietà , e la religione , 
altra ne toglie la carità della patria, e'ireftan- 
te fel vendica l' amor delle fcienze , e delle let- 
tere ; né 'n focietà delle virtù ofa entrar vizio 
alcuno a partire le ricchezze voftre . Diciamo 
adunque che '1 patrimonio sì ricco, ed ampio, 
che i voftri Maggiori vi confegnarono , l'ave- 
te di già confegnato voi pure intero a Dio 



$? xxvn fò» 
Ottimo Maffimo che il vi concedette, alla pa- 
tria che colle fue armi , e. colle fue leggi il 
difende , alle fcienze , ed alle lettere , che E 
hanno nobilitato. Lo fpende la religione a fo- 
ftegno , e foccorfo di tanti afflitti dalla mal- 
vagità della fortuna , i quali vivono della vo- 
ftra pietà 5 lo fpende la Repubblica nelle arti 
a prò dello Stato con ismifurato difpendio vo- 
stro da voi fondate, e nelle Legazioni con fu- 
perbo , equafi regio apparato foftenute ; lo 
fpendono le fcienze , e le lettere nella Biblio- 
teca amplificata, ne' preziofi volumi a mano , 
che T arricchifcono , negli avorj effigiati , e 
nelle immagini , che f adornano , e in ciò 
che rende tuttavia al mondo cara , e famofa 
la memoria di Mecenate . Cieca pertanto , e 
inconfiderata liberalità fenza regola , e fenza 
mifura non difpenfa le ricchezze voftre, e non- 
dimeno ciafcuna delle virtù è per modo di 
fua porzione abbondante , che fembra ad ognu- 
na in particolare eflerfi tutta la voftra grandez- 
za comunicata. Tale è'1 fentimento , Principe 
Sereniamo , che ftate faranno un tempo , e 
Vienna, e Roma, e Torino, anzi Lamagna , 
e Italia a concepire coftrette; e parlo di quel- 
le Gorti , che tuttavia fi ricordano d' eflTere fra- 
te un giorno più belle fatte dalla voftra magni- 



^| XXVIII ^ 

ficenza . Al vedere in fatti quelle reali , e fa- 
mofe fuppellettili ineftimabili per il lavoro, e 
per l' eccellenza della materia ; al veder la lau- 
tezza, e lo fplendore di que conviti , che ita- 
vano tutto dì apparechiati a' più gran perfonag- 
gi dell' univerfo , al vedere il feguito de' fervi , 
il treno de' cavalli , e la pompa di ciò , eh' io 
non voglio finire il giorno a deferivere, credu- 
lo avrehbefi , per cosi dire , che tutto il figno- 
rile voftr' animo occupato foffe a rapprefentare 
a' ftranieri la grandezza della Repubblica v In 
mezzo nondimeno a tanta incredibile magnifi- 
cenza, in mezzo alla quotidiana profufione di 
tefori 5 che verfavate nel feno alle Città fore- 
ftiere per far' ad effe guftare l'abbondanza del- 
le voftre ricchezze , non tacevano nel petto vo- 
lito le feienze, e le lettere, ma addomandava- 
no ai loro fautore , e al loro foftegno una par- 
te effe pure di quelle fortune, che dalla prima 
età voftra eravate affuefatto a feco loro divide- 
re . Voi confolafte allora il defiderio di quel- 
le , o piuttofto i defiderj della patria , de' cit- 
tadini, di tutto lo Stato. Erano già molt'anni, 
cTie sbanditi dall' intereffe , e dall' amor del gua- 
dagno; cieca cupidità che conculca le cofe più 
ineftimabili ; erravano fuori della lor patria fe- 
cento Autori eccellenti , che degni non erano 



ftg XXIX fè> 

riputati d'abitar quefta terra , eh' eflì avevano 
con tante fatiche , e tante vigilie illuftrata . Do- 
levano acerbamente tutti gif ingegni , e grave- 
mente fopporta vario il duro efilio di tante O- 
pere egregie , e di tanti inediti monumenti 
dell'antica fapienza della nazione ; Oratori , e 
Poeti , e Filofofi , e Storici , e Politici erano 
itati confegnati dall'avarizia de' noftri in mano 
degli ftranieri , e ad effi noi , noi dovevamo 
apprendo eftère debitori della dottrina de' Vene- 
ti. Non tollerò più a lungo l'animo voitro ma- 
gnanimo T indegnità della noftra fortuna • e gli 
Autori feicento a prezzo d' oro in libertà ven- 
dicati nella lor patria , e nella priftina loro fede 
riconducete . Andianrie ora adunque con gioja | 
e con fella a vederli denteo le ornate , e pre- 
ziofe cuftodie della voftra magnifica Biblioteca , 
la quale beata , e fuperba al prefente di pof- 
federli non farà ia alcun tempo ingrata , ed 
avara a fcacciarneli . Quivi in compagnia d' 
ineftimabili volumi , è di mille altri ferità , 
che '1 mondo per anco non fu degno di ve- 
der divulgati , tra i legni eletti , ed i dorati 
metalli , e le pitture eccellenti ricorderanno a' 
pofteri più lontani la voftra grandezza , eia 
voftra magnanimità : e ricordar potettero in- 
freme quel fentimento 5 che mirto d 5 affek 



«$£: XXX *§•> 

to 3 e di maraviglia risveglia negli animi de 5 
voftri concittadini prefenti un' ornamento co- 
sl fontuofo , -e così preclaro delle noftre lette- 
re .. Erano quefte , voi mei credete 3 Princi- 
pe Sereniflimo T paghe abbastanza .-, e conten- 
te della lor forte , -.. E che dubitarne f Aveva- 
no effe ricuperata quafì in un fubito la gloria 
di tanti Secoli 5 e perchè foffe la loro letizia 
vie maggiore , e più viva , Roma , Roma 
era Hata da voi tràfcelta a vedere così gran 
cofe. Sulla cima 5 per dir così 5 più elevata , 
e fublime d'Italia ^ in faccia alla Città più fa- 
Hiofa dell' univerfo r al cofpetto d'ingegni ec- 
cellenti di vafj , e lontani climi oftentar vole- 
ite la pompa y e rinnovar la memoria preffochè 
fpenta di tanti patrj Scrittori , perchè foffe più 
folenne 5 e cofpicua la non interrotta lunghif- 
fima fucceffione della noftra dottrina . Niente 
mancava adunque ai voftro ritorno per ren- 
derlo fopra ogni credere memorabile ; e non 
pertanto in Roma volefte fomminiftrare a voi 
fteffo nuova materia per appagare il voftro 
grand' animo « Roma aveva 5 comlebbe fempre, 
Pittori egregj , ed infigni Scultori $! che poteva- 
no coli' induftria celebrata dell' arti loro con- 
tribuire a' maggiori ornamenti delle noftre let- 
tere ; e voi quafi da effe ipedito a racquiftare 



<& xxxi 3$ 
ciò eh' avevano da sì lungo tempo perduto , 
ritornar in patria volefte quafi trionfando : e 
certo avevate trionfato dell' avarizia di tutti 
coloro , che con biafimo eterno del nome lo- 
ro ci avevano a prezzo vilmente di sì ricche , 
e sì care cofe fpogliati . Immagini pertanto 
elette , e marmi , ed avorj fculti da maeftre 
mani decorarono fuperbamente il voftro trion- 
fo ; ed or collocati in quegli Atrj , e in quel- 
le Sale felici d'effere destinate a ricetto di co- 
fe sì nobili offrono agli occhi de 5 voftri con- 
cittadini grato, e maravigliofo ipettacolo . Qui- 
vi tutti a rimirare concorrono in quelle tele 
dipinti , in que' marmi , in quegli avorj effi- 
giati i parenti più illuftri , e i più grand'uo- 
mini della nazione ;• e tra di quelli andrebbe- 
fi per ognuno anfiofamente , e con querele cer- 
cando l'immagin voftra fé di effa voi non ave- 
lie benignamente tollerato di ioddisfarne . E 
qui io vi priego per amore della verità a can- 
cellare que' verfì ( i ■■) , ch'abbiamo noi pure in 
noftro fegreto cancellati da lungo tempo . Do- 
po aver difeoperti i nomi, e gli ferini di tan- 
ti") Nella Pinacoteca del Sereniffimo Forcarmi evvi il 
di lui Ritratto cogli infraferitti verfì da efTo comporti* 
Nomina , refque vi rum pojìquam detexìmus ipfi 3 
Oftatis Hceat ntrnc fruì imàginibus* 



<^i XXXII fa 
ti grand' uomini , che di lunga, e denfa obbli- 
vione erano fparfi , effer più non potete nelle 
Pinacoteche , uè pubbliche, né domeftiche col- 
locato a godervi foitanto la vifta defiderata di 
quelli , ma ad effervi contemplato voi fteffo 
tra que'medefimi flati per opra voftra alla luce , 
e alla vita delle lettere rivocati . Ora fé tale , 
Principe Sereniffimo , è'1 deftino felice delle 
voftre ricchezze 5 che partecipi ne fien fatti tan- 
ti infelici duramente dalla fortuna travagliati, 
e percolK ; fé ne partecipa la Repubblica in 
quella pompa , che preffo a' popoli e vicini , 
è lontani la dignità , e la grandezza di tanta 
patria foftenne; fé la voftra beneficenza a larga 
copia verfata fopra campì eruditi li refe ama- 
raviglia fecondi , e ubertofi ; fé poflìamo la Cafa 
voftra a quella de 5 due Africani, e di Lucullo, 
e di Mario paragonare , i quali furono a Pio- 
zio, e ad Antioco, ad Ennio, e aPanezio così 
propizj , facciamo pure alle voftre ricchezze 
quell'elogio magnifico , che feppe far' un' anti- 
co a Gillia cittadin d' Agrigento , e diciamo 
che la voitra Cafa è divenuta efla pure V of- 
ficina delia munificenza , e patrimonio comu- 
ne , ed univerfale le voftre particolari, e pro- 
prie fortune . 
Comuni altrettanto , Principe Sereniamo, ed 



$? XXXI II fà 

univerfali divennero quelle tante , e tutte pre- 
danti , ed egregie facoltà della voftra mente . 
Ammirabili facoltà l Acutezza incredibile nell* 
offervare la fimilirudine delle cofe ; chiarezza , 
e perfpicuità nelle immagini coli' ingegno ne- 
ceffariamente congiunta ; abito inveterato di ra- 
gionare didimamente, e d'imìeme connettere i 
ragionamenti; facilità di riprodurre, e ricono- 
fcere riprodotte in numerabili idee , e di effe ri- 
tenere a memoria lungamente la ferie. Quefto 
ingegno pertanto sì acuto , quefta immagina- 
zione così vivace , quefto intelletto sì folido , 
quefta memoria così eccellente ( io 1' ho udito 
più volte con efultazione ripetere , ed ora con 
efultazione il ripeto io medefimo in quefte car- 
te) nacquero 5 e crebbero pure per la Repub- 
blica . Verfi pur egli quefto grand' uomo nella 
fua adolefcenza tra gli ftudj , e le difcipline più 
gravi ; impari in quelle con efattezza , e perfpi- 
cuità a difìfinire ; con folerzia 3 e circofpezione 
ad offervare ; fia fevero , ed acuto nel giudica- 
re ; tenace dell' ordine , e del rigore nel dimo- 
ftrare ; paziente , e profondo nel meditare ; fa- 
gace •> e pronto nei ritrovare . Tempo verrà ben 
prefto , eh' abiti così preclari da lunga , e fre- 
quente efercitazione corroborati tutti al bene , 
e alla gloria della fua patria converfi nuove ric- 

E 



fè xxxiv ^ 
chezze faranno della Repubblica , e della nazio- 
ne . Preftantiffxmi concittadini , quefto tempo è 
venuto. Civile Filofofia , Storia, Eloquenza fo- 
no già da molt'anni le delizie del noftro Prin- 
cipe . Tentano indarno colle loro lufinghe tut- 
to di a fé rapirlo l'altre fcienze, eie altr'arti; 
le quali dovrebbono pure appagarfi di non po- 
chi luftri ad effe già conceduti de' di lui begli 
anni. Or chi gVinfpira della Politica , della Sto- 
ria, della Eloquenza sì alta opinione? Chi glie- 
le rende sì care, sì accette , e sì preferibili a 
tutt' altri itud j ? L' amor delia patria fece la fcei- 
ta , ed alto parlò nel cuore del noftro Principe. 
Effo ben feppe con chiarezza moflrargli tutte le 
bellezze d' una pratica fcienza che promuove la 
falvezza , e la tranquillità degli Stati ; effo le bel- 
lezze della Eloquenza copiofo linguaggio della 
fapienza , ed ampia , e gran parte della politi- 
ca fteffa ; effo le bellezze finalmente della ftoria, 
che guida con bene mifurati configli le pubbli- 
che deliberazioni , eccita ad imprefe onorate gli 
animi de' cittadini prefenti, e guiderdona di fa- 
ma fempiterna , e immortale la gloria de' trapaf- 
fati . Sono quefte le gravi , e potenti confide- 
razioni , eh' accefero a un tratto , ed infiam- 
marono i fuoi penfieri agli ftudj politici , agli 
oratorj , agli fiorici ; né bifogna maravigliale- 



**£ XXXV £§ 

ne. Sieno pur malagevoli , ed ardue le cofe ,, 
che ad abbracciare gli fi propongono , bada fo- 
lo convincerlo del pubblico bene . Non ricerca- 
te ragione alcuna da quefta diverfa nell' opera- 
re del noftro Principe . Volete voi fapere, a 
che fine con lunghe , e profonde meditazioni 
abbia egli indagata l' effenza , la forma , i prin- 
cipi , la fortuna , la decadenza delle antiche re- 
pubbliche ? Egli voleva giovare alla noftra . Col- 
tivando sì gravi fìudj vide che Sparta, che A- 
tene, che Roma , che 1' altre repubbliche tut- 
te confegnata non ebbero alla memoria inva- 
riabile degli fcritti ,, né in efìi delineata , e fcol- 
pita 1' immagine del loro governo ; vide che 
tal difetto imperizia, e ignoranza produfTe della 
loro coftituzione in que' medefimi , eh' erano de- 
ftinati a perpetuarla ; vide nati , e rinvigoriti 
ordini , e leggi d' uno fpirito affatto diverfo , e 
contrario alle antiche , e gii Ateniefi , i Sparta- 
ni , i Romani deviare infenfibilmente da' loro 
antichi fiftemi per non conofcergli . Noi abbia- 
mo , difs' egli allora , una repubblica di tutti i 
modi migliori di pubblica amminiflrazione tem- 
perata , e compofta ; e que' faggi , e valorofi 
maggiori , che di minima tanta , e così riputata 
la fecero , ampliata non pure ne' mari , e nelle 
terre, e provincie lontane a' fucceflbri la tramali- 



^ XXXVI ^ 

darono , ma d' ottime , e fapientimme Leggi 
nella fua effenza, e nella fua forma coftituita. 
Mofìriamo però , foggiunfe , a' figliuoli la fa- 
pienza de' loro padri; innamorarli vie più ten- 
tiamo dell' armonia proporzionata , e concordan- 
te a fé fteffa di quefto corpo politico ; e fer- 
miamo con arte , ed induftria nella noftra re- 
pubblica le latenti variazioni, per cui rovinaro- 
no tutte l'altre. Stimolato da tali pemìeri, ed 
animato nel!' ardua intraprefa dall' amor della 
patria, qua! fatica, qual cura, qual diligenza, 
qual' opra e' non pofe nel!' efeguir tanto favio , 
e tanto illuitre difegno ? Egli raccoglie quanto 
dettarono i noftri fopra la forma della Repub- 
blica Veneziana ; raguna da tutte le parti ciò 
eh' in tale propofito di più preziofo , e di più 
recondito qua e là fi ferra ; richiama all' efame 
ciò che di effa con mezzi, con arti , con fini 
diverfi ne fcriffero i forestieri ; concepifee un' 
idea più vafta , e più eftefa di tutti coloro y 
che 'n sì nobil fubbietto lo precedettero ; ab- 
braccia col fuo argomento non pur la prefen- 
te , ma la pattata , ma la lontana coftituzione 
della Repubblica; non fi limita ad un lavoro, 
com' è coftume , fpogliato , e ignudo di riflef- 
fioni , ma sì bene di falutari politici ammae- 
ftramenti arricchito ; fcrive in fine un Tratta- 



$£ xxxvn ^ 
to della Repubblica Veneziana , in cui tutte 
connette le varie parti dei civile governo : fpie- 
ga l' effenza , gli attributi , e i modi di elfo ; 
penetra le cagioni di tutti gli ordini ; invefti- 
ga i motivi di tutte le leggi ; disvela gli ar- 
cani di tutte le alterazioni . Opra di tanto pe- 
fo, Principe Sereniflimo, apparteneva a un in- 
gegno fimile al voftro ; e a noi toccava vede- 
re un 1 uomo nello fpuntare della civile ma vi- 
ta uguagliar la prudenza , e la feienza de' più 
attempati ; ritentare felicemente 1' imprefa de' 
Sanudi , de' Contarmi , de'Giaenotti, de' Graf- 
fi^ de'Morofini ; e di là dar principio alle di 
lui letterarie fatiche , dove gli altri dierono fi- 
ne , e compimento alle loro . Or che mai fi 
deduce da tutto quefto ? che fi deduce ? che 
gir uomini Angolari fenton per tempo Fattivi- 
tà del loro fpirito 3 e che per tempo gli otti- 
mi cittadini incominciano ad operare a prò 
della patria . Potevano di ciò recarfi efempj co- 
sì dell'antica, come della moderna ftoria : ino- 
ltri Oratori fon' ora, Principe Sereniffimo , più 
abbondanti. Quanti luftri erano i voftri quan- 
do fcrivelte l' ammirabil Trattato dell' Eloquen* 
xa efiemporanea ? Non vi eravate ancora ac« 
eoftato alla Repubblica . Quefto fatto mi ri-* 
torna a memoria i libri di Cicerone dell' In- 



*§£ xxxvnx $? 
venzione Rettorica da lui comporti nelf anno 
vigefirno della fua vita ; ma fia pur detto con 
pace d' un sì grand 5 uomo , Ermagora avealo 
già nei cammino precorfo 5 e Comincio ne' fuoi 
Rettorie! ad Erennio fu ballante a imitarlo . 
Qual' Ermagora a voi rapifee la palma dell' in- 
venzione , e qual Comincio potrebbe uguaglia- 
re la voftra laude ? Trattafte un' argomento dei 
tutto nuovo , in cui forte voi folo l'emulo di 
voi fteffo , e 'n tal' età lo trattafte che a feemar- 
vi , e diminuirvi in parte la gloria potrebbefi 
folo addurre f efempio d J un 3 uomo , che 5 per 
ufar le parole di Seneca , ebbe V ingegno pari 
ali 9 ampi ezza del Romano imperio. Io mi con- 
tento nel cammin della gloria vedervi a fianco 
di tal compagno ; pur qui non ha fine la lo- 
de dell'Opra voftra. Perchè paffare fotto filen- 
zio 5 e F animo preterire con cui la dettafte ? 
Qual'' animo , Dio immortale j Io voglio a tut- 
ti farlo palefe fin dove giugner può '1 fuono del- 
le mie parole . Evvi un cittadino di quefta chia- 
riffima patria, gli anni frefchi 5 e giovanili del 
quale furono dal fapere 5 e dalla dottrina fegna- 
ti. Eccellente natura , ftudj profondi , aflìdue 
meditazioni lo pofero affai per tempo in iftato 
d' incamminarti alla gloria per vie diverfe . Tut- 
te f arti, e le feienze gliene offerivano la mate- 



^ XXXIX ffi 

ria . Qual nondimeno fra tante credete voi la 
prefcelta ? Udite . Scrifs' egli un Trattato della 
eloquenza e/temporanea utile , e neceffaria di- 
moftrata agli Stati liberi , e con ciò s'intende 
abbaftanza , che l'amore del pubblico bene gui- 
dava eziandio ne'prim'anni la penna, e la te- 
nera mano del noftro Principe . S' egli avefTepre- 
fentiti i vantaggi , che doveva un giorno arre- 
carne la fua eloquenza improvvifa, gli efempj 
de' Greci , e de' Romani che sì abbondantemen- 
te ci ha addotti , non erano ai fuo argomento , 
e alla fua opera neceffarj. Non lo faranno in 
fatti ne' tempi avvenire . Tale forfè è '1 deftino , 
Principe Sereniflimo , eh' afpettano pure gli (par- 
fi precetti dell' arte ftorica , qualora le voftre 
Dijfert azioni dalla voftra modeftia fuggendo 
alla pubblica luce tutte infieme le intrinfeche , 
ed eflenziali parti dell' ottimo fiftema ftorico 
ne manifeftino . E veramente qual' uopo ci fa- 
rà allora di rintracciar ne' volumi di tanti an- 
tichi , e moderni autori feparato 3 e disgiunto 
ciò che legger potremo unito , e connetto ne- 
gli fcritti d' un folo ? Bene ricorderemo con ri- 
verenza i loro egregj precetti •> e confefleremo 
ad una voce effere fopra di quelli ordinate , e 
formate le voftre Diflertazioni , ma tolga il 
cielo che noi vogliamo le cofe antiche alle mio- 



m xl $? 

ve anteporre invaghiti di quella vaniffima pre- 
cedenza 5 eh' ad effe diedero i fecoli . Tale for- 
tuita relazione non entra in verun modo a com- 
porre la Angolarità 3 e la perfezione dell' opere : 
fieno pur quelle tutte della voftra più antiche , 
io defidero nondimeno nell' ordine e nella copia 
de' loro precetti ciò, che le voftre Differtazioni 
non mi lafciano luogo di defiderare. Sia tefti- 
monio infigne di tanto miracolo il chiaridìmo 
Conti 5 e bella divenga la mia laude colla fo. 
lenne teftimonianza d' un letterato sì celebre . 
Avrò con quefto pur finalmente trovata 1' ar- 
te di rendere ornate , e chiare le mie parole . 
Sono^ die' egli , accufati gli Italiani di fcviver 
molto 3 e fempre con poco di nettezza , di pre- 
ci/ione 5 e di metodo in un fecolo che in que- 
fie tre co/e non pub niente /offrire che di per- 
fetto . A convincerli del contrario farebbono 
/ufficienti le vojlr e Differtazioni , e da t ai /ag- 
gi parimenti f intenderebbe che non manca all' 
Italia chi con/ervi /' idea della perfetta Storia . 
Io però de/ìdero /ommameìite che fieno rendute 
pubbliche colle /lampe . Or qui potremmo la- 
feiar libero il corfo alle noftre rifleflioni per 
moftrar la grandezza d' un' elogio così magnifi- 
co 5 fé a ciò fufficiente , e baftevol non foffe 1' 
additare il nome d' un lodatore così lodato * 

Unia- 



IS XLI fè 

Uniamo perciò più predo le nofrre voci alle 
preghiere cT Italia , che un tempo vi pregò col- 
la penna di quel grand' uomo-, e tentiamo di 
reltar finalmente della voftra modeftia , s' egli 
è poflìbile , vittoriofi . Affili ne rendono di que- 
fta mal foddisfatti , e fcontenti quelle Memorie 
arcane, che giacciono da tant! anni agli occhi 
noftri nafeofte , e'ndamo fono da lungo tempo 
r afpettazione de' letterati . Polliamo noi penfa- 
re al giudizio , che d' effe dienne il foprallegato 
Conti fenza dolerci d'una virtù che ne offen- 
de ? Somminiftr eranno quejlt ?■, die' egli, ungior* 
no materia , e modello alia Storia d? Europa * 
Sino a quando adunque, Principe Sereniffimo, 
vorrete col noftro danno meritare una laude r 
alla qua! renunziarono tutti colora, ch'amaro- 
no meglio iftruire il mondo colla loro necefla- 
ria dottrina, che colla loro internpefliva mode- 
ftia ? Afpettate voi forfè , che i voftri concitta- 
dini , che quella patria, che Italia tutta ad una 
voce le vi addimandino ? Effe ve le addiman- 
dano . E perchè dubitarne ì Ignoriamo noi for- 
fè la bellezza, e la perfezione di effe ? non la 
ignoriamo . Anche fenza aver noi lette , e ve- 
dute cogli occhi noftri quelle Arcane memorie 5 
o dir vogliamo la Segreta Storia da voi com- 
patta del Regno 4't Carlo Imperadore Se fio di 

F 



*03 xlii ^ 
^wyft? «<?w^ noi conofciamo abbaftanza la loro 
eccellenza maravigliofa . Conofciamo queir iftru- 
orione accurata, e compiuta de' fatti, che 'intra- 
prendete a defcrivere; conofciamo l'amore dei- 
la verità , che governa la voftra penna ; cono- 
fciamo la purità, e la chiarezza dei voftro fti- 
le; conofciamo la rettitudine de' vortri giudici 
fopra gli uomini , e fopra gli avvenimenti ; e 
conofciamo in fomma le quattro principaliflime 
condizioni , che nell' ottimo , e perfetto Storico 
fi richieggono • Voi fiete in fatti il Pronipote 
di Sebaftiano Fofcarini , eh* aperfe il primo le 
menti all' idea della Pace di Utrecht ; voi forte 
f Ambafciatore della Repubblica allo fteflb Im- 
perador Carlo Serto ; voi parlafte co* medefimi 
Configlieri di tante guerre, e di tante paci; voi 
parlafte co' Capitani di tanti eferciti, che con- 
quistarono, e che perdettero tanti Regni. Qua- 
li faranno flati i fini , e i configli de' gabinet- 
ti , eh' avrete difeoverti ì la natura , e le incli- 
nazioni de' Regnanti, e de'Miniftri , alle quai 
farete penetrato ? la detenzione de' luoghi , e 
de' fatti , eh* avrete intefa? La cognizione di pa- 
recchie lingue ftraniere, apprefe v*avrà porto in 
iftato di comparare gli fcritti diverfi delle na- 
zioni per ben difeernere la conformità de' rac- 
conti; i viaggi da voi intraprefi in varie par- 



fè> XLIII fè» 

ti d'Europa di riconofcere il campo de 1 più ce- 
lebri avvenimenti ; le Corti da voi abitate d' 
inveftigarne le maffime , e gl'intereffi . Forni- 
to pertanto di tutti i lumi , eh' un diligente , e 
infaticabile ingegno può procacciarci in mezzo 
alle circostanze più favorevoli de' luoghi 5 e de* 
tempi , chiedafi pure fé la materia fia manca- 
ta al lavoro della voftra Storia. Chiedafi pari- 
menti fe'n quella fieno le cofe illuftrate dallo 
fplendore delle parole con certa dolcezza equa- 
bile difeorrenti ; fé fi defideri maggior' ordine 
nella difpofizione de' tempi, e maggior' efattez- 
za nella deferizione de' luoghi ; chiedafi fé i con- 
figli 5 e le cagioni precedano la narrazione del- 
le cofe accadute ; e a quefto gli eventi fucce- 
dano dal cafo , dalla fapienza , dalla temerità 
degli uomini derivati : io rifponderò effere la 
Storia voftra , conforme a ciò che voleva Ci- 
cerone , dettata da egregio , e fommo Oratore . 
Lungi per altro dalle noftre menti pur minima 
fufpizione , che verfato come voi fletè a mara- 
viglia in un' arte , di cui fembra proprio ingran- 
dire , ed ampliare le cofe , cercato abbiate for- 
prendere col racconto l'immaginazione de' leg- 
gitori . Memore come voi fletè della prima ef- 
fenzialiflìma legge della ftoria , cioè del dovere 
di niente dire di falfo , vi guardafte con diligenza 



*%$$ XLTV J$» 

dall' accrefcere pur 5 il vero ; e libero da quegli 
affetti, che fogliono far traviare le penne degli 
Scrittori , non togliefte dall' eloquenza , che quel- 
la parte, eh' è neceffaria allo Storico . Quindi 
per non lafciar' alcun dubbio d' effere flato mof- 
fo , e guidato dall' amor delie parti celafte 1' 
Opera voftra mal grado le iflanze de' letterati , 
che vi fpronavano a divulgarla, e con ciò dif- 
ferire a miglior tempo vi piacque l' acquifto di 
nuova gloria per moflrarvi Scrittore imparzia- 
le, e difeofto da ogn' ombra d' adulazione . Ora 
al vedere quella grand' Opera giacere da quat- 
tro luftri nell' ombra domeftica involta di pri- 
vate cuftodie temeremo noi forfè , che f auto- 
re di effa non fia fìat' ofo di dir' il vero ? teme- 
remo , che 1' ambizione ivi entro al vivo non 
fia dipinta de' Principi contendenti ? che nota- 
ta non fia di biafimo la violazione de' folenni 
Trattati? che l'opere difonefte fien con onefta 
cagione ricoperte ? Storie bugiarde adulatrici , 
a voi tocca il vanto di palliare la verità , a 
voi che cercate d' effe r' accolte con lieta fronte 
ne' palagi de' grandi, e goder l'aura , ed il fa- 
vor delle Corti ; non già a quella eh' allonta- 
nata dagli fguardi volgari vive paga , e conten- 
ta di quel filenzio in che f afeonde il fuo autore, 
fugge lo ftrepito, ed il tumulto de' pubblici ap- 



^ XLV }§> 

plaufi , e lafcia fenza follecitudine al tempo fu- 
turo il penfìero, e la cura commetta della fua 
tarda manifeftazione . Quando che'l giorno for- 
ga , Principe Sereniffimo , eh' effa fpezzati i 
vincoli, che noftro mal grado la tengono dal- 
la pubblica luce feparata, e lontana, quale fa- 
rà la feienza della morale , e della politica , che 
in effa difeovriremo , fenza le quali mal potreb- 
be uno Storico giudicar rettamente delle azioni 
degli uomini ? Scritta , e comporta com' è da 
un'Autore iftrutto perfettamente de' veri prin- 
cipi, fopra de' quali la focietà umana in gene- 
rale, e le focietà particolari fono fondate , noi 
non vedremo i vizj cogli elogj della virtù rico- 
perti , ma '1 vituperio , e le lodi con giuda mi- 
fura , e libertà difpenfate . Quanto faranno mai 
dalla voitra diverfe le Storie antiche I Chiama- 
no gli Scrittori Romani col nome di barbari 
que' paefi , ne' quali videro a forza piantate le 
Romane infegne , e giuftifìcano le vittorie di 
Cefare fovra i Galli , e i Germani ; chiamano 
i Greci incivilire i paefi barbari il condurre in 
fervitù li Perfiani , ed i loro fudditi. LodafTero 
almeno altrettanto i Pirati di Cilicia , che là 
pteffo.di Fàrmacufa fecero Cefare prigioniero , 
e le vendette innocenti delle afflitte nazioni * 
Serva a confondere le falfe idee della loro pa* 



?H XLVI g§< 

litica la voftra Storia . Voi conofcete i do- 
veri fcambievoli de 5 popoli , e di coloro che 
li conducono ; voi conofcete ciò che devono 
le nazioni T une alle altre . Piene faranno 
adunque quelle carte immortali di umanità , 
e religione ; e a ciafcun pafio ravviferemo i 
fentimenti d' un libero , ed ottimo cittadino . 
Or' alla vifta di tante perfezioni 5 delle quali 
fondatamente gli argomenti poc' anzi addotti 
ne perfuadono , io torno donde fono le mie 
rifleffioni fopra la voftra Arcana Storta parti- 
te 5 e ad alta voce ripeto quelle preghiere , 
le quali vorrei grandemente trionfaffero d' una 
modeftia , che comincia ad efler' al mondo 
una virtù meno amabile . Dolgonfi di que- 
lla vie più d'ogn' altro quegli Scrittori , che 
bramano coli' infigne teftimonianza delle voftre 
Memorie tramandar più fondata la Storia di 
quefto fecolo , e dolgonfi quelle penne non me- 
no 5 le quali occupate di già al prefente in rac- 
cogliere l'Opere voftre vanno di effe meditando 
i voftri Libri arricchire della Veneta Lettera- 
tura . Egli è di quefti , Principe Sereniamo , 
che dir potete voi fteffo con verità ciò che 
Varrone diceva de' quarantuno fuoi libri delle 
Antichità Romane . Io feci note le cofe che 
ninno per anco aveva infegnate 3 e donde trar* 



*&> XLVII ?§» 

re le quali ?ion avevano gli Jludiofi . Ufate voi 
pure le parole di M. Varrone, noi quelle ufe- 
remo di M. Tullio : peregrini > ed erranti eh* 
eravamo nella Città no/ira^ a guifa d 7 o/piti, 
i voflri libri quafi a cafa ci condujfero , accioc- 
chì finalmente poteffimo quali , e dove fojfimo 
riconofeere . Voi l'età della patria, voi T anti- 
chità delle Leggi , voi la domeftica , e la mi- 
litar difciplina , voi l'eloquenza del Senato, e 
del foro , voi l' ampiezza , e la feienza dei no- 
ftro commercio , voi la dottrina di tanti feco- 
li, voi la virtù, e la fortuna della Repubblica 
ci avete aperte . Quefto fignifica 1' invenzione 
di tanti autori , e di tante opere loro, le quali 
avete dall' obblivion liberate ; tanti fonti di 
patria puriffima erudizione , che ne avete ad- 
ditati; tante notizie ripofte largamente da voi 
verfate. Ampia , e gran parte di quefte ufeita 
già da due luftri alla pubblica luce foftenta og- 
gidì vigorofa la gloria antica di quefta patria ; 
quando moftrar vorremo il recante , e le cogni- 
zioni Agronomiche , e Idografiche antiche ad- 
jutrici dell' arte nautica , le difcipline Idrostati- 
che , e le navali meccaniche , e le militari ; 
quando più non vorremo agli ftranieri il van- 
to permettere d' aver' efli i primi feoperti nuo- 
vi popoli , e incognite terre ; allora gli altri 



^ XLVIII %p 

Libri ufciranno già apparecchiati della Veneta 
Letteratura , e quelle Differtazioni le quali ben 
chiare faranno la perizia, finduftria, l'ardire, 
la vigilanza , le fatiche di tanti viaggi mara- 
vigliofi , e pericolofe navigazioni degli anti- 
chiflìmi Veneziani . Già quelle Tavole ( n ) 
alla priftina forma reftituite nella pubblica or- 
natiffima Sala locate pronunziano il' gran dife- 
gno. Noi vedremo allora, e vedrà Italia , ed 
Europa rinnovate le maraviglie de' quattro li- 
bri già pubblicati della noftra Letteratura , e 
torneremo a veder ciò che poffa la diligenza , 
e l'induftria in raccogliere; una mente , e un' 
ingegno con chiarezza, ed ordine in collocare; 
e ciò che fappia una penna con eleganti , ed 
ornate parole defcrivere . Per la qual cofa voi 
Letterati d'Italia , e voi che fiete di cielo , e 
di lingua da noi divifi ripigliente un giorno 
le voflre penne, s'egli è pur vero, che le ab- 
biate ancora depofte , e eh' abbiate ceffato di 
commendare un' Opera che non ceffate tutta- 
via d'ammirare. Duolmi forte per altro , che 
guifa alcuna di lode voi non avrete diverfa dal- 
le già ufate. Cominciarle a lodarla nelle private 

vo- 

( ii) Tavole Geografiche di M. Polo riftorate di fre- 
feo , le quali abbellifcono al preferite la Sala detta dello 



Scudo nel Palagio Ducale 



<jft XLIX ^ 

voftre lettere ; paffafte a farlo nell' Opere divul- 
gate ; giugnefte in fine a coronare il chiariamo 
Autore co' nobilitimi titoli delie voftre Accade- 
mie . Sia che di tempo in tempo fia ita la ma- 
raviglia di tanta dottrina crescendo , fia eh' ab- 
biate voluto gradatamente rimunerarlo , perchè 
tèmpre vi fofle nuova maniera d' onorare un* 
uomo sì grande ; il fatto fi è quefto , eh' oggidì 
non potete cofa alcuna operare diverfa per la 
fua gloria . Potevate lodarlo nelle fpontanee pri- 
vate lettere, perchè la lode apparifle fincera : P 
avete fatto ; potevate lodarlo nell' opek pubbli- 
cate , perchè la lode divenifle immortale : V a- 
vete fatto ; potevate aferiverlo alle voftre nobi- 
litine Adunanze per onorarlo nel modo più 
grande : l' avete fatto . Lo ftil puro , ed elegan- 
te era degno d'un fommo onore, e 1' Accade- 
mia della Crufca ne aferiffe fra fuoi l'Autore; 
la profonda , e vaftiflìma erudizione meritava 
la più illuftre teftimonianza, e l'Accademia de- 
gli Antiquari di Londra quella imitò di Firenze: 
meno per altro avvedute dell' Etrufca di Corto- 
na, la quale avendo annoverato fra fuoi l'Au- 
tore eziandio prima dell' Opera moftra ben chia- 
ro d' averla previfta . Che vi refta adunque ? II 
defiderio vi refta di più lodarlo, e onorarlo, e 
quefto , Principe Sereniffimo , è f apice della glo- 

G 



ria. Ora io v'invito a riflettere, e a rallegrarvi 
delle lunghe vigilie , de' ftudj non interrotti , del- 
le fatiche fofferte . Paragonate pur quefte collo 
fplendore del voftro nome ; e tornivi a mente 
ciò che facefte per la gloria d' Italia , e ciò che 
T Italia fece per la gloria voftra . L' amore del- 
la nazione non feduffe 5 e corruppe i di lei giu- 
dizi . EflTa prima , egli è vero 3 infegnò agli ftra- 
nieri ad apprezzare l' Opera voftra della Veneta 
Letteratura ; ma dopo imparò perfino dalla dot- 
ta Inghilterra ad apprezzarla più grandemente • 
Qual farà (lata adunque la letizia della voftra 
patria al veder ch'effa fece tutti i popoli cono- 
sciuti approvare quafi in un giorno di comune 
confentimento i di lei giudizj replicati per tan- 
ti luftri ? Voi ben fapete , che la Repubblica 
fempre vi tenne in conto di fommo Letterato 
non meno che di fommo Politico , e fommo 
Oratore. Interrogatene pure que' Padri Eccelfi 
che vi dierono in guardia i pubblici monumen- 
ti; interrogatene queir Augufto Senato , che v' 
affidò la cuftodia della pubblica Biblioteca , e la 
cura della fua celebratiffima Univerfità ; inter- 
rogatene quell' Eccelfo Configlio , che vi chia- 
mò a dettare la Storia patria di quefto Secolo . 
INfeceflTario è conofcere ad uno ad uno tutti i 
Secoli della Repubblica ? per quanto la penuria 



$ li fa 

dell'antiche memorie ci acconfente di poter fa- 
re, conofcere le relazioni antiche de' Principi, 
ed i variati fittemi de' loro governi, conofcere 
tutte le parti componenti quefto corpo politi- 
co , ed abbracciare la mole immenfa delle ma- 
terie ad edo attinenti, uopo è conofcere i fon- 
damenti de' pubblici diritti, e le loro vicende, 
poffedere gli affari e 'I loro andamento , aver 
la mente inclinata , ed avvezza all' ordine , ed 
al fiftema > ed una memoria proporzionata alle 
cofe per prefiedere utilmente agli Archivj fe- 
greti della Repubblica . Quefte cofe tutte ben 
le comprefero i gravitimi Padri dell' Eccelfo 
Configlio , e ben' in quefte effi videro gì' im- 
portanti motivi della voftra elezione. Che mai 
vi credete penfaflfe il Senato in quel giorno , 
che gli infigni fuoi Codici , e i tanti e tanti 
preziofi volumi della pubblica Biblioteca alla 
voitra cura commi fé? Effo voleva , fon certo, 
confegnar quella ad un cittadino, che pofledef- 
fé la Storia delle fcienze , e delle arti ; che co- 
nofceffè le lingue, i tempi, e gli Autori* che 
fapeffe dottamente purgarla , e dottamente ar- 
ricchirla . Quanto mai non è piana , ed agevol 
cofa l'intendere quali confiderazioni abbianomi 
dotto sì di frequente il Veneto Senato a com- 
mettervi la provvidenza dello Studio di Padova ? 



*$ "I $> 

Quel domicilio delle fcienze , e delle arti con- 
tinua ad eflère tuttavia del Veneto Senato me- 
defimo le delizie , e la cura . Lo rendono di ciò 
degno f antichità della fua origine , e della fua 
gloria , e la fama immortale di tanti grand' uo- 
mini , che'n quello fiorirono, e che veggiamo 
tutto dì rinnovarfi, e rivivere ne'prefenti. Be- 
ne fu faggio , ed avveduto configlio raccoman- 
dar così cara , e preziofa parte delle Italiane Let- 
tere a' preftantiffimi Senatori, la dignità, pru- 
denza, e dottrina de' quali con ottimi provve- 
dimenti, e non men fagge Elezioni ne foften- 
gano lo fplendore, e ne afficurino la fortuna . 
Devonfì a ciò i maggiori, e più rinomati pro- 
gredì di quella celebre Univerfità ; e fappiamo 
oggimai che i Triunviri Letterari dottifTimi , e 
prudentiflimi uomini iftituiti, formano del lun- 
go , e gloriofo fuo corfo V epoca più memora- 
bile . Nel numero eletto di quelli , e nella lor 
fede letteraria ornatiffima vi collocarono le maf- 
fime dignità del governo da voi foftenute ; la 
fama della voftra dottrina oltre l' Alpe , e i mari 
diftefafi ; l' intima conofeenza da voi per lung 5 
ufo acquietata degl'ingegni migliori; e a ciò s 
aggiunga un quafi inveterato diritto, che fem- 
bra non fi feompagni dall' Iftoriografo della Re- 
pubblica . Quegli adunque voi fiete t Principe 



fè> LUI g$< 

Sereniffimo , a cui i' Eecelfo Configlio di Dieci 
die un giorno colle mani fue proprie la penna 
a propagar detti nata la nortra Storia ? Forte vi 
toccato in forte un' argomento lieto per ogni 
parte . Non averte a defcrivere un floridiffimo 
Regno conquaffato dalla violenza , e dall' arme 
de' barbari ; una parte preclara , e potente di 
Grecia alienata dal nortro imperio. Anguftiato 
da quefta confiderazione quante volte verfando 
lagrime fulle memorie di già raccolte decada- 
ti travagli della Repubblica deponefte la penna, 
e ritardarti con ciò un lavoro , che veniva a£ 
frettato dalle noftre brame i Pur finalmente 
quefte prevalgono ; e noi penetrando là nella 
calma , e nel fegreto ritiro de' voftri ftudj già 
vi veggiamo intento a profeguirlo , e a fine 
condurlo. Vedremo adunque fra poco la Storia 
delle noftre perdite riftorate da'noftri acquifti; 
leggeremo la cortanza , il valore , la virtù de' 
cittadini , la carità verfo la patria correggere , 
e temperare la malignità de' tempi , e della for- 
tuna; vedremo ad una guerra, la qual comin- 
ciando ne trovò fuori d' ogni fofpetto fuccede- 
re una pace , eh' i noftri nemici alla loro fai- 
vezza giudicarono neceflaria ; e vedremo illu- 
ftrata la fapienza di que' configli , che guidaro- 
no folva la dignità , e lo Stato della Reputa 



blica in mezzo alle tenebre, e alle procelle dì 
tanti, e tant'anni all'Italia sì miferabili. Lie- 
to oltre modo di ciò n'andrebbe il celebre Lo- 
dovico Fofcarini . Ardeva egli di brama , men- 
tre ch'e'viffe, di vedere illuftrate le pubbliche 
gefta^ e non cefsò di eccitarne, e confortarne 
al lavoro chiariffimi ingegni dell' età fua ; al 
qual fine rivolfe il primo la mente all' idea d' 
un pubblico Storico , ficcome il Codice delle 
fue lettere , e l'Opera voftra ne manifeftano* 
Egli penfava adunque alla gloria della fua pa- 
tria, e fenza avvederfene penfava infieme alla 
gloria del fuo Nipote , Di che gloria in fatti 
non vi fu il fuccedere a 5 pubblici Storici patri- 
zi che vi precorfero ? II Navagero fi è '1 pri- 
mo, Pietro Bembo gli viene apprettò, Daniel- 
lo Barbaro è ì terzo , tutta la ferie a quefti è 
conforme. Vi diletti il riflettere fovra di elfi , 
e vi dilettino pure le circoftanze, le quali ac- 
compagnarono gloriofamente la voftra Elezio- 
ne * Voi eravate allora alla Corte di Cefare 
Ambafciadore della Repubblica . Non fu me- 
stieri il rimirarvi in vifo , e i' udire il fuono 
delle parole per ricordarfi della civil voftra faen- 
za y della voftra dottrina , della voftra eloquen- 
za . Lontano com' eravate , e fuori della voftra 
patria T Eccelfa Configlio di Dieci vi chiamò 



f$ LV fa 

nondimeno a dettarne la Storia ; né mai s' udì 
comando più Cimile alle preghiere . Dopo di 
ciò non avranno gli ftudj voftri altra lode dal- 
la mia penna. 

Io paffo in vece a confiderare le voftre azio- 
ni nel largo campo di tanti uffizj, ch'aperfe la 
patria alla vofìra gloria . Intenta effe com'era 
a rimirar del continuo ¥ illuftre Cavaliere , e 
Proccurator Niccolò voftro Padre vide infieme, 
che dalla età prima voi eravate le fue delizie. 
Efla fermò allora fopra di voi li fuoi sguardi, 
e incominciarono da quel punto le fue maravi- 
glie, e le fue fperanze . Cofa in fatti non do- 
veva ella afpettarfi da un' ingegno , che fdegna- 
va così per tempo gli ordinar) confini delle 
fcienze , e delle arti , e che crefceva in mez- 
zo a' precetti, e agli efempj di sì gran Padre? 
Maeftro ch'egli era infigne nell'arte del gover- 
nare gli Stati e' non fofterfe il vedervi dal fuo 
lato lontano nel corfo gloriofo della fua efìra- 
ordinaria Legazione al regnante Luigi . Voi do- 
vete a que' viaggi , Principe Sereniflìmo , che 
la precedettero , e che la feguirono , e alla di- 
mora in una Corte sì grande tante ufcite le- 
gioni dal petto di quel grand' uomo fopra la 
natura de' popoli, lo fpirito delle leggi, le dif- 
ferenze de' governi , i caratteri de 5 Miniftri 3 i 



4t LVI fé- 

militari Memi, le maffime del commercio, e 
fopra in fine graviffimi argomenti che tanti og- 
getti diverfi d' ora in ora fomminiftravano . Ar- 
ricchito pertanto di nuovi lumi , che s' erano 
aggiunti alla domeftica difciplina de' Maeftri , 
i quali nell 5 arduo cammin delle faenze ebber 
la gloria di preftarvi la mano , potè il Padre 
voftro al fuo ritorno lieto, e contento riconfe- 
gnarvi alla patria , che v' afpettava . Ella vi ri- 
cevette allora dalle di lui mani maturo , e già 
difpofto ai governo, e perfino da quei momen- 
to vide con occhio acuto nel giovine Marco 
Fofcarini il celebre Doge . Quindi appena le 
leggi tolfero il freno a' pubblici defiderj , e gli 
anni acerbi 1' adito più lungamente a' fonimi 
onori non vi preclufero , tutti i fuffragj dell' 
Augufto Senato voi tra Savj del Collegio ai 
governo della Repubblica vollero collocato . 
Reggevano in quel tempo il pefo delle faccen- 
de più gravi chiariffimi cittadini , alla mente 
fublime de' quali aggiugneva gran parte d' au- 
torità, e di fplendore l'inveterata confuetudine 
negli affari di Stato . Mofìravano effi ben chia- 
ro nella maturità de' configli i vantaggi degli 
anni, voi inoltravate che gli uomini Angolari 
non ne abbifognano * Fornito infatti in breve 
ipazio di tempo per virtù della voftra incom- 
para- 



^ LVII $* 

parabiie diligenza di tutti i lumi, che rendon- 
fi neceflarj all' efercizio del graviffimo minifte* 
ro, materia non v'ebbe nelle frequenti conful- 
tazioni, la quale particolare, e di voi propria 
non foffe ; e ben fovente fu neceffario alla pru- 
denza de'voftri pareri , ed alla voftra eloquen- 
za la gloria afcrivere delle pubbliche delibe- 
razioni . Tanta civile fcienza , la quale non iftan- 
cavafi di eftendere tutto giorno maggiormente 
i fuoi limiti, i Savj del Collegio, i compagni 
illuftri , e conforti delle voftre gloriofe fatiche 
alla memoria di parecchie fcritture vollero da 
voi confegnata ; né credettero meritare abba- 
stanza della lor patria , fé non rendevano con 
ciò permanente , e durevole la virtù voftra * 
Allora fu che'l Senato, quafi ricevuto il fegno 
di dar principio alle maggiori teftimonianze del 
voftro merito , la cura importante delle cofe 
fue militari , della difefa dello Stato v' impo- 
fé , più volte appreflò nell' Officio di Savio al- 
la Scrittura continuatavi . Fu quello il tempo 
in cui tornafte con fommo ftudio a prò del- 
la patria a rivolgere quel preziofo Volume 

(in) dell'arte militare, il quale accefe il defi- 
li 

( ni ) Celebre MSto del Co, Chiericato di Vicenza 
pofleduto dal Sereniflìmo Fofcarini , e di cui fendo egli 
Ambafciadore a Vienna ne die copia al Re di Pruffia ora 
regnante. ♦ 



<& LVIII ffi 

derio perfino del più gloriofo Monarca dell' 
univerfo . Seppe egli dalle rimote fue terre in 
quai mani fi cuftodiva ; bramò vivamente d ? 
eflerne fatto in qualche guifa partecipe ; voi 
foddisfacefte dalla Corte di Vienna le richiede 
d' un Re sì grande ; ed avrefte con ciò contri- 
buito alla militare fua gloria , se e' d' altro Mae- 
ftro avefle avuto meftieri che di fé fteflb . Io 
vi ringrazio , Principe Sereniamo , eh' abbiate 
sì lungi il nome portato dell'Italiana milizia . 
Non fofs' efla giammai caduta fotto le rovine 
del Romano imperio . Popoli forestieri fupera* 
ti gli fchermi , che la natura con provvidenza 
all'Italia frappofe, non la avrebbero tante volte 
con sì gravi , e sì lagrimevoli infortunj percof- 
fa . Quali armi erano quelle , che la perturba- 
rono y e conculcarono miferabilmente negli an- 
ni della voftra dimora alla Corte di Cefare ? 
Beati gli Stati noftri , eh' armati del valore , e 
della maeftà della Repubblica 1' impeto non 
fentirono, e la militare licenza di tanti eferci- 
ti! Dolce, e foave frutto fi fu quello de' pub- 
blici configli d' amiftà , di ripofo , e di pace 
amici , de' quali voi fofte alla Corte di Carlo 
Imperadore iftrumento così potente . Quanto 
non furono allora i penfieri 3 e gli ftudj voftri 
alla tranquillità dello Stato , e alla dignità della 



?f LIX fè> 

Repubblica indirizzati ? Entrino pure que' bar- 
bari legni di Segna ne' noftri porti , e rinno- 
vando la fama dell' antica ferocia offendano V 
noftri amici, ch'effi faranno ben tolto umilia- 
ti , e a ricondurne coftretti la loro preda . Ar- 
mi ftraniere , e feroci ad arte obbliata la con- 
fueta lor via del Tirolo incomincino pure a 
penetrar nel Friuli , ed abbiano eziandio in 
animo d' innoltrarfi perfino agii eftremi confini 
della Repubblica . Non dureranno a lungo le 
apprenfioni de' popoli sbigottiti . Vi provvede 
il Senato con fa vie, ed anirnofe deliberazioni , 
e'1 Veneto Ambafciadore con efficacia a per- 
vadere maravigliofa . Cedono a quella gì' inte- 
reftì medefimi di Carlo Serto ; la neceffità di 
pronti foccorfi alle fue Armate d' Italia più 
non prevale al diritto delle Nazioni ; le genti 
di Cefare di là da monti ritornano; e le terre 
felici del Veneto Stato coi vortro mezzo lapri- 
ftina tranquillità , e ficurezza racquietano . No- 
ftro adunque fi fu'l ripofo, e voftra la fatica; 
noftra la felicità , e voftra la follecitudine , e la 
deftrezza incredibile , che la produflero . Spar- 
fero gli agricoltori le loro fementi fopra de' 
noftri campi, e non prepararono le m^ffi agli 
eferciti ingordi ; fiorirono i prati , e ripn ap- 
prettarono alle fquadre ftraniere il nutrimento 



dovuto a buoi ; furono feconde negli armenti 
le madri , e predati , e rapiti non videro i lo- 
ro parti ; ricovrarono le noftre Ville gli abitan- 
ti delle campagne , e non divifero quelli le lo- 
ro cafe colle milizie , che fogliono a facco met- 
terle . Quante volte il Friuli ha ricordate con 
gioja quelle genti bellicofiffime addietro tor- 
nate ? quante volte le ftrade additate , per le 
quali ufcirono ? In mezzo alla fua letizia , e 
alla cariffima rimembranza di cofè sì liete ef- 
fo benediceva la voce voftra miniftra della fua 
pace. Benedetto diceva il Senato , che la ca- 
gion non fofferfe de 5 noftri timori , benedetto 1' 
Ambafciadore , che die polfo , e lena alle intre- 
pide rimofìranze delia Repubblica . Mentre che 
con affettuofi, e teneri fentimenti i popoli del 
Friuli , e le terre perfino , e gli alberi di quel- 
la confolata Provincia vi ringraziavano della 
lor forte, voi eravate alla Corte di Vienna con 
folerzia , e fagacità Angolare attentamente o£ 
fervando tutti i configli , e tutte le pratiche le 
più occulte . Chi potrebbe afcoltare fenza ma- 
ravigliacene i tanti difegni de' Gabinetti, e le 
ruote di tanti , e sì celebri movimenti da voi 
difcoperte ? Celafi indarno agli occhi voftri una 
pace , che deve all' annunzio improvifo riempie- 
re di maraviglia tutta la terra, Siafi pur lavo- 



fa' LXI Sf 

rata entro le tenebre de' labirinti politici , voi 
pofledefte 1' arte di interpretare i fegni , che la 
precorlero. Voi le direzioni degli eferciti chia- 
ramente intendente ; voi gli ordini fegreti de' 
Miniftri , e de' Capitani inveftigafte ; voi l' in- 
timo flato fortunato , od afflitto de 5 Principi co- 
nofcefle ; voi fapefte a qual fegno poteflero F 
ire , e gli fdegni loro faviamente avanzarfi . Ta- 
li confiderazioni , le quali vi re fero attento fo- 
pra ogni credere a tutte le più rimote perfino, 
e lievi apparenze dell' avvenire aggiunte ai fa- 
vor, e alla grazia, che le amabili, e ineftima- 
bili qualità dell'egregio voftr' animo vi concilia- 
vano meritamente alla Corte , vi pofero quafi 
in iflato di pronunziare il giorno felice, in cui 
dovevano l'armi della Francia , e di Carlo Impe- 
radore l'impeto, e l'odio orti le fcambievolmen- 
te deporre. La pace in effetto da voi prevedu- 
ta, dal mondo non afpettata è già di nafcofto 
ftabilita , e conchiufà . Rechiamo adunque , dice- 
fte allora follecitamente , sì lieto annunzio alla no- 
lira patria, rallegriamo con ciò le Provincie del 
Veneto Stato, e l'Italia afflitta racconfoliamo . 
Tutto è avvenuto. Ceflàrono le lagrime di tan- 
ti popoli , che '1 termine videro giunto delle lo- 
ro calamità ; ceflàrono le apprenfioni , e i fof* 
petti , che tennero lungo tempo vigilante , ed ar- 



«& LXII g$i 

mata là Repubblica . A chi fiamo noi debitori» 
Principe Sereniffimo , di sì gran cofe ? Debito- 
ri al Senato che'l voftro ingegno eccellente co- 
nobbe ; debitori alla patria , che fé tacer le fue 
leggi per il pubblico bene . Egli era {culto in 
quelle da molti Secoli , che l' età d' otto luftri 
neceffària farebbe ai titolo infigne di Savio del 
Gonfiglio , raccomandati dal quale di dignità, 
e di fplendore veftiti per antica inveterata 
eonfuetudine fi prefentano i Veneti Ambafcia- 
dori alla maeftà dell' Imperio . Voi eravate al* 
lora dall'età prefcritta lontano , ed era perciò 
la voftra elezione alla Corte di Vienna dalla 
voce delle leggi , e dall' autorità ritardata . 
Non diciamo , che la Repubblica fi doleffe di 
quelle . Doluta fé ne farebbe , qualora tolto le 
foffe flato il potete di difpenfarvene . I di lei 
fuffragj ve ne fciolfero in fatti ; e fé la voftra 
civile prudenza afpettata non aveva la fua per* 
fezione dagli anni , afcoltar non volle la patria 
una Legge annale , che fatta non pareva per 
un' uomo sì grande . Continui l' umano ingegna 
gradatamente a aumentarfi , e non alteri la na- 
tura l'ordinarie lue leggi, fé fi vuol la Repub- 
blica collante , e ferma nelle fue proprie ; cit- 
tadini non nafcano nell' età loro frefca al ma- 
neggio delle cofe più gravi del governo oppor- 



4& LXIII fa 

timi , a dubbj , e difficili tempi della Repub- 
blica neceffarj , fé lo ftile ufi tato feguir fi dee 
dalla patria nel conferire gV impieghi . Qual 
frutto mai di ciò non raccolfe la patria fteffa? 
L' affrettata Legazione di Vienna 1' altra pure 
d' anni parecchj affrettò rinomata , e famofa di 
Roma. Affrettata pertanto fi vide infieme con 
effa la conclufione di queir affare , che tenne 
lungamente l'efreriori dimoftrazioni fofpefe del- 
la concordia tra la Repubblica noftra , e la 
Real Cafa di Savoja 5 ne' tempi addietro per 
volger d' anni , e di cafi non interrotta . Dat® 
già aveva all'Haja alla trattazion dell' accordo 
felice comineiamento Sebaftiano Fofcarini chia» 
riffimo voftro Zio • Son vicino a efciamare , 
gradite difficoltà , che gravi ed afpre al termi- 
ne fi frappofero I Voi non avrefte in Roma 
Ambafciadore della Repubblica con deftrezza 
incredibile campo avuto di fuperare gì' impedi- 
menti , ch'efercitarono tanti ingegni , che vi 
precorfero nel miniftero ; non avrefte col vo« 
ftro mezzo fcambievolmente riconciliati gli ani- 
mi di due Principi , fopra l' amiftà de' quali ri- 
pofano tuttavia gli avanzi preziofi della libertà 
Italiana • Qual aumento adunque non farebbe 
allora mancato alla voftra gloria? Ove farebbe 
T eftraordinaria Legazione alla Regia Corte di 



•&.LXIV & 

Torino ? ove l' amiftà di quel Miniflro sì cele- 
bre? ove Ja grazia di quel Sovrano sì illuftre? 
Giovami ai prefente rinnovar la memoria di 
cotai cofe, ch'alia compofizion dell' affare am- 
pliflìme confeguirono . Noflra è la gloria d'un 
cittadino, che feppe collo fplendore dell'appa- 
rato fuperbo quella nobiliffima Corte d' infoli- 
ta maraviglia riempiere; noflra la gloria d'un 
cittadino, la di cui perizia negli affari di Sta- 
to venne meritamente ammirata da un Mini- 
flro ammirabile. Gravi , e difficili penfieri te- 
nevano un tempo occupata la mente del cele- 
bre Marchefe d' Ormea , il qual meditando fra 
fé medefimo fopra la fpaventofa faccia de' fu- 
turi travagli d' Italia flava tra due fofpefo , e 
perpleffo a qual parte doveffe finalmente indiriz- 
zare , e rivolgere i fuoi configli . Mentre eh' un* 
uomo sì grande fra dubbj , e confiderazioni di- 
verfe gravemente verfava, il Veneto Eflraordi- 
nario Ambafciadore lo flato prefente delle co- 
fe , e i proffimi avvenimenti per E animo rivol- 
geva, e con maturo difeorfo le relazioni, e gì' 
intereffi de' Principi ponderando diflribuiva in 
fuo fegreto a ciafeuno le maffime , e le incli- 
nazioni . Parve di ciò s' accorgente quel gran 
Miniflro . Teflimonio i colloquj , ed i ragiona- 
menti j che tenne feco . Bello l' udire allora que' 

due 



<fa LXV fè> 

due grand' uomini concorrere fapien temente ne- 
gli ftefìi penfieri ; prefagire collo fteflò avve- 
dimento le turbazioni imminenti ; colla norma 
medefima mifurare la forza, e la usabilità del- 
le Leghe ; e veder l' uno ammirare fcambievol- 
mente nell'altro quella politica fcienza, che li 
rendeva ratfbmiglianti . Quali faranno Hate , 
Principe Serenitfimo , dopo di ciò le parole , 
colle quali avrà quell' infigne Miniltro al fuo 
Signore di voi ragionato ? Raccogliamole da 
quella grazia , con cui vedemmo appreffo quel 
Re famofo più caramente abbracciarvi ; e im- 
pariamo con ciò da Monarchi la ftima , che 
vi fi dee. Noi cittadini adunque di quefta Pa- 
tria nati , e crefciuti in mezzo alle meritifìime 
voftre lodi , noi eh' abbiamo di voi veduto co- 
gli occhi noftri ciò che gli altri in gran parte 
hanno intefo , e hanno letto , uopo avremo pur 3 
anco di ben conofeere i pregi voftri , anzi la no- 
ftra gloria ? Ignoriamo noi forfè e gli Scrittori 
più celebri , eh' a portar s' apparecchiano il voftro 
nome di fecolo in fecolo alle nazioni , e i popo- 
li che vi offervano , e i miniftri di Stato , che vi 
afcoltano; e i Re, gli Imperadori, i Pontefici 
Mattimi , che v ammirano ? Non fappiamo per- 
avventura quale fia fiata la voftra adolefcenza 
negli ftudj, l'età matura negli affari , la gra~ 

I 



HH lxvi ^ 
vita ne 5 coftumi , la prudenza ne' maneggi , f 
integrità negli officj, la diligenza ne' Magiftra- 
ti , la fapienza ne' configli ? Senato Augufto , a 
cui dalla Repubblica è dato delle cofe più gra- 
vi di quella patria aver' il governo , voi , voi 
chiaramente a ben conofcere di lui ne infegna- 
fte ciò eh' ora i popoli ai popoli di lui rac- 
contano . Torna dalle fue Legazioni il celebre 
Cavalier Fofcarini , d' una in altra delle quali 
gloriofamente paflando là nelle Corti più grandi, 
e più rifplendenti d'Europa cambiati aveva più 
volte i teftimonj delle fue azioni , e moltiplica- 
ti gli ammiratori. Giunto appena, e reftituito 
alla patria quefto grand' uomo , gli ertemi re- 
gnatati fervigj del quale temperavano , e con- 
folavano foli l'afflizione della fua lontananza , 
in qual' officio , Eccellentifiimo Senato , Sapien- 
tiflìmi Padri , non arrecale folleciti la di lui 
fapienza a nuovo profitto della Repubblica ? Se- 
parate , e disgiunte ne'Magiftrati particolari per 
eccellente, e divino iftituto de' Maggiori voftri 
le parti tutte della pubblica amminiitrazione , 
tocca apprettò agli Eccellentiffimi Savj propor- 
zionarle , e l'una coli' altra ridurle alla debita 
corrifpondenza . Quefta fi è l' opra malagevole , 
ed ardua , da cui la grandezza , la felicità , 1' 
armonia , la perfezione del governo dipendono; 



^ LXVII $> 

quella è l'imprefa a cui gli univerfi fuffragj vo- 
ftri Io detonarono . Poffono dopo di ciò imma- 
ginare i prelenti , potranno peravventura defi- 
derare i polleri più ficura, più grave 5 più alta, 
più ragguardevole teftimonianza ? Seder nel 
Collegio tra Savj del Configlio ai reggimento 
della Repubblica , aver nell'officio compagni cit- 
tadini de' più principali , regolare gli affari flra- 
nieri , correggere la militar difciplina , riordina- 
re l'economia dello Stato , promuovere le ma- 
terie 5 e i fondamenti delle arti , animare la per- 
fezione di quelle , provvedere alle cofe navali , 
dar leggi al commercio ? Tutte quelle cofe si 
varie , si grandi y e sì maravigliofe ad uno ftef- 
fo cittadino appoggiate ? appoggiate ad un tem- 
po ? appoggiate per fempre ? E' non badava a- 
dunque alla voflra gloria una maffima parte af- 
fidarvi delle pubbliche cofe , fenza aggiugnervi 
infieme tutto ciò che l' arte politica abbraccia , 
e la fcienza economica ì Quello ballava in vero 
alla voltra gloria , ma non ballava alla voflra 
patria . Tollerate adunque quelle fatiche 7 eh' 
effa v' impone con tanti ftudj, tollerate quelle 
notti che v' addimandano tanti affari. Altro co- 
lla , io noi niego , all'umano intelletto il con- 
durre le cofe alla femplice perfezione , la qua- 
le non chiede eh' una ragione > che ci determi- 



«^ LXVIII $£> 

ni; altro coflaildar loro una perfezione compo- 
rta , la quale ne chiede molte . Ben diverfa per 
altro è altrettanto la gloria , che ne procede . 
Chiaro , e famofo è quegli eh' ogni fuo ftudios 
ed opera pone in accarezzare una parte del ci- 
vile governo ; più chiaro , e famofo quegli , che 
tutte infieme le tempera , e le compone . Deh 
perchè non fofferfero le patrie leggi , che 'n 
così principale , e ragguardevole ministero per 
così fegnalato e incomparabile cittadino i pre- 
ferini intervalli di tempo , ed i ripofi ufati s ? 
intraiafeiaffero ? Perchè dimezzarne i frutti del- 
la fua fapienza col dimezzarne il tempo d' ap- 
profittarne ? perchè permettere , dirò così, eh' 
una parte dell' anno foffe meno dell' altra pro- 
pizia, e falutevole alla Repubblica ? Buon per 
noi , che la patria , Principe Sereniffimo , negl' 
intervalli accennati trovò di che rifiorarne del 
tempo vuoto . Ci riftorafte ne' Magiftrati Sena- 
tori graviffimi , che '1 commercio hanno in cu- 
ra ; ci riftorafte ne' Magiftrati , che l' altre fon- 
ti di potenza amminiftrano . Che configli , che 
regole, che provvedimenti s' udiron mai J che 
zelo , che diligenza , che fede fi riconobbero J 
Sapienza nel confuitare , coftanza nel delibera- 
re, celerità nell'efeguire . Ceffino ora pertanto 
i Magiftrati , e gì' interni officj dal querelarfi 



**& LXIX fa 

degli anni lunghi , ne' quali , cosi richiedendo 
le condizioni de' tempi all'Italia, e all'Europa 
finìftri , cedettero , e accomodarono per due lu- 
tili quefto grand' uomo alle Corti ; ne più fi 
lagnino di vedere in parte lontana quella pru- 
denza civile , che hanno già nel lor grembo 
a prò della patria ricuperata . Lo voleva il Col- 
legio tra Savj del Configlio , ed hallo ottenu- 
to ; lo bramavano i Magiftrati a feder fra di 
loro, ed egli fra di loro fiede ; fé fi vuol fe- 
co lui conferire , maturamente confulta ; s è 
neceffario deliberare , animofamente propone , 
e difputa ; difputa nel Senato dinanzi a' Padri 
dell' Augufto Confeffo ; difputa ne' maggiori 
Comizj in faccia a tutte le poteftà , e a tutti 
gli Ordini congregati della Repubblica . Fu in 
tante azioni , Principe Sereniamo , memorabi- 
li , dopo le quali non è più podibile accorda- 
re #gli antichi Oratori la preminenza fopra i 
moderni , che ne fu piana , ed agevol cofa V 
intendere dove miraflèro un tempo cotanti ftu- 
dj fopra le cofe Dialettiche, tante ricerche dili- 
gentiffime fopra l' indole , e le paglioni degli uo- 
mini , tante lezioni frequenti de' Greci , e Lati- 
ni Poeti, e degli Oratori . Di là quell'ordine, e 
quella maravigliofa difpofizione delle parti nelle 
voftre Orazioni ; di là queir acume 3 e quella 



^ LXX ^ 

forza ne' ragionamenti ; di là quelle ornate y 
ed illuflri parole ; di là queir ardore ne' modi 
del favellare ; di là queir impero afToluto , e 
fovrano fopra i movimenti degli animi. Vana 
pertanto , e mal fondata, lufinga fi fu quella 
eh' i poetici ingegni Italiani un tempo nodriva- 
no quando al vedervi si fpeffo alle cofe in mez- 
zo verfare dell'arte loro, di così iiluftre, e pre- 
claro compagno fi rallegravano, anche a collodi 
vederfi costretti a cedervi il primo pollo . Voi 
volevate allora la facoltà poetica render confor- 
me agi' infegnamenti di Tullio miniftra, e adju- 
trice dell'oratoria , e moflra facendo di diventare 
il primo fra li Poeti , degno vi rendevate de'fom- 
mì onori fra gli Oratori '.. Quindi non temerò di 
dire ciò eh' ornai non è al Mondo più lecito d' 
ignorare , che tutte f arti , e le feienze , e gli 
iludj le loro ricchezze alia voftra eloquenza fom- 
miniftraffero . Portò la Storia i fuoi efempj , e 
le fue confuetudini , la Dialettica i fuoi ragio- 
namenti % la Politica la fua prudenza , i Filofo- 
li le loro fentenze , i Poeti le loro parole ; o 
voi piuttofto traefte dagli efempj le regole , e 
l'autorità 5 da' Dialettici l'ordine, e la chiarez- 
za 5 da' Politici li configli y da' Fitofon la veri- 
tà, da' Poeti l'armonia, e lo fplendore delle pa- 
role. Tale invero conveniva , che foffe l'efquifi- 



ffg LXXI fa 

ta dottrina d'un' uomo, che la natura medefi- 
ma formato aveva per foftenere nella Repub- 
blica le parti dell'Oratore . Sorgono di tempo 
in tempo cotali fingolari ingegni nelle nazio- 
ni , che fembrano deftinati a uguagliare , e por- 
re , dirò così , in equilibrio fra di loro i Seco- 
li . Lecito , e conceduto e' non è ad effi difper- 
dere , e diffipare cotanti doni liberalifTimi del- 
la natura , e difporre con ciò a lor fenno del- 
la fama de' Secoli e della gloria delle Nazio- 
ni . Voi dovevate pertanto, Principe Serenifìì- 
mo , afcoltare que' Maeftri , che come già a 
Tullio un tempo Molone , e Demetrio tutti 
del bel parlare ad uno ad uno v' aperfero i fon- 
ti ; dovevate afcoltare quel Padre , che v' ani- 
maeftrava co'fuoi precetti, che vi guidava co 3 
fuoi efempj, che v'accendeva colla fua gloria; 
dovevate fi (Tare lo fguardo in quegli illuftri con- 
temporanei , i quai già per fama chiarifiima d J 
eloquenza fiorivano al primo voftro apparire , e 
rifplendere fopra la faccia della Repubblica . Voi 
dovevate leggere que' Poeti , che furono di fecolo 
in fecolo l'aperta fcuola della eloquenza ; leggere 
quegli Oratori , ed' Atene , e di Roma per ap- 
propriarvi la foavità di quello , il vigore di quel- 
lo, la grandezza dell'altro; voi dovevate infi- 
ne leggere ciò , che leggefte , fcrivere ciò che 



*& LXXII g$ 

fcrivefte , imparare ciò eh' imparale . Senza co- 
tal' induftria ad una ammirabile , ed eccellente 
natura congiunta a che varrebbono la memoria., 
e 1' ingegno , a che tanti doni sì largamente 
nel voftro nafeere comunicativi? A che quella 
voce foave , e canora , eh' averte in forte capa- 
ce di tanti , e sì varj fuoni ? A che quel gefto 
al vivo efprimente non già le parole , ma le 
fentenze , e lo fpirito delle cofe ? A che quel 
volto 5 e quegli occhi 5 ne' quai fi veggono ad 
uno ad uno delineati i movimenti dell' animo? 
Né F ingegno commeffo , e abbandonato a fé 
fteflb flato faria di per fé {ufficiente ad abbrac- 
ciar tante cofe, né la memoria fenza lunga, ed 
affidua efercitazione capace di foftenerle , né la 
lingua 5 né gli occhi , né '1 braccio , né ì petto 
valevoli a difpiegarle . Bene di ciò convinti fu- 
rono ne' tempi addietro eziandio quegli antichi 
Oratori , de 5 quai fi legge , eh' a niuna indu- 
ftria , e fatica non perdonartelo . Io mi rammen- 
to la fegreta ftanza fotterra apertafi da Demo- 
ftene , ove difeendere ad ora ad ora a formar' 
H fuo gefto , e rinvigorir la fua voce ; io mi ram- 
mento le lunghe peregrinazioni di Tullio per la 
Grecia, e per l'Afia , dove udire e Menippo , 
ed Efchilo, e Senocle, ed altri molti. Porta 1' 
induftria di que' due grand' uomini ertèr la nor- 
ma 



^ LXXIII }%> 

ma di tutti coloro , che troppo prefumono di 
lor natura . Noi per altro , Principe Sereniffi- 
mo, voftri concittadini non andremo sì lungi 
tra Romani 3 e tra Greci a mercare gli efempj 
della loro induftria nella memoria de' fecoli tra- 
paliti. Già i Padri fedendo in mezzo a' loro 
figliuoli hanno infegnato abbaftanza quai foffe- 
ro i voftri ftudj , e quai le vigilie ^ e le fati- 
che voftre . Non abbiam più meftieri d' uno 
Scrittore erudito 3 che di voi ci racconti ciò , 
che gli uni agli altri tutto dì raccontiamo ; e 
te Storia della voftra letteraria vita più fi com- 
pone per l'età lontane , che per la prefente 
più per le fredde, e per le adufte Nazioni , che 
per la noftra . Tutto è già noto in fatti , e già 
divulgato , e famofo ciò che di cura e d' arte 
ponefte in dar' aumento , e perfezione a que' 
doni della Natura 5 che l' imperio della eloquen- 
za dagli anni primi vi promettevano * Già fi 
nomano ad uno ad uno i tanti maeftri y che le 
più colte Nazioni fpedirono ad erudirvi ; già fi 
leggono gli Oratori , e i Poeti d' uno in altro 
idioma da voi recati; già s'additano a' peregrini 
le domeftiche folitudini , ove folevate sì fpeffb 
a declamare ricoverarvi . Tal' in vero è la forte 3 
ch'ebbero in ogni tempo gli uomini fingolarh 
Inclinati come noi fiamo al maravigliofo , ed 

K 



■§£ LXXIV ^ 

ai grande tutte di loro avidamente indaghiamo 
le azioni più rimote , e più occulte ; perfuafi, 
e convinti di rinvenir pur' in effe , cofe degne 
della memoria, e dell' ammirazione della pofte- 
rità . Non reftarono ingannate le noftre Jufin- 
ghe nel ricercare l' adolefcenza del Principe , eh' 
onoriamo . Noi abbiamo in effe veduto , per 
quali gradi , e per quali mezzi quello eccelfo 
Oratore felicemente giugneffe all' acquifto d' un' 
arte , che lo refe sì chiaro agli occhi della fua 
patria , o piuttofto in quai guifa formati , e 
preparati fienfi i fulmini della fua eloquenza . 
Tocca alla voftra penna, Principe Sereniffimo, 
debitrice della patria Storia a 5 fecoli che ver- 
ranno il tramandar la memoria di quelle azio- 
ni , dalle quai le Provincie maritime del noftro 
imperio nuovi ordini, e nuovi leggi riconofeo- 
no ftabilite , il pubblico erario 1' abbattuto vi- 
gore , e la priftina forza ricuperata , il com- 
mercio la fua fortuna , e la paflTata condizione 
amplificata , e l' univerfa Repubblica , la con- 
cordia, e l'armonia delle menti de' pacifici cit- 
tadini reftituita . Quando la ferie de' tempi , e 1' 
ordinata fucceffion delle cofe porterà lo ftilvo- 
ftro fopra così memorabili , e così fegnalati ar- 
gomenti , noi temiamo , il confeflò , che la vo- 
ftra modeftia , non dirò offenda , ma certo ne 



<& LXXV H^ 

fcolori la verità. Soverchia verecondia, diceva 
un'antico, è l'ordinario difetto di tutti coloro, 
che le cofe lodevoli da fé operate raccomanda- 
no a' loro fcritti . Correggerà il difetto della vir- 
tù voftra la copia degli Scrittori le maraviglie 
della eloquenza voftra già'ntenti,e infiammati 
a trattare , e d' effa a parte a parte , e tutte 
nei maggior lume le imprefe alla pofterità di- 
fpiegando il chiariftìrno nome voftro di fempi- 
terna fama, e d'immortali onori ricolmeranno. 
Io già preveggo fino da quefto punto , e già 
meco fteffo col penfier raffiguro ciò eh' efìi at- 
toniti gli Scrittori noftri racconteranno dal de- 
fiderio animati della voftra gloria , e dalla noftra. 
gratitudine. Depriveranno a'pofteri quelle not- 
ti , e quei giorni , ne' quali i Padri Augufti là 
nel Senato, e tutti i cittadini della Repubblica 
ne' maggiori Comizj congregati ad udirvi pende- 
vano intenti dalia voftra voce ; enumereranno 
le difficoltà delle materie, e de' tempi, che re- 
fero tante volte dubbiofo l'evento de' voftri con- 
figli , ricorderanno il valore eternamente me- 
morabile degli Oratori avverfarj . Sì noi diffi- 
mulo, Principe Sereniffimo, neppur'in un gior- 
no tutto lietamente alle voftre lodi da meme- 
defimo confegrato, nafcefte a' tempi per 1' elo- 
quenza così propizi che'! Secolo fembra quefto 



*§| LXXVI ffi 

a noi ritornato degli Oratori . Io non intendo 
come la fomma , e fingolar felicità delle pub- 
bliche cofe abbia a un tempo potuto infieme 
formare tanti grand' uomini 5 che d' ajuto 3 e 
prefidio foffero ad ora ad ora alla verità , e al- 
la ragione ; intendo folo come ciò conferirti 
ai perpetuo , e inalterabil vigore d' una eloquen- 
za mai difuguale a fé fteffa , e fempre a fé ftef- 
fa raffomigliante . Emuli Confolari mancava- 
no a Ortenfio dopo '1 fuo Confolato , co' qua- 
li nei dire paragonare . Che mai da ciò avven- 
ne? Rallentò queir ardore , che l'infiammava 
dell' età prima 3 e la fua eloquenza col pro- 
ceder degli anni quafi antica pittura divenne 
fcolorata dal tempo . Simili cambiamenti , e 
variazione sì ftrana potevano pure all'eloquen- 
za accadere del Principe noftro qualora i foni- 
mi 3 e rinomati Oratori mancati foffero , che 
di parere diverfi 5 ma d' animo congiuntiffimi 
iidk pubbliche cofe lungamente verfarono . Do- 
ve allor quella copia ^ e quella vena abbondan- 
te 5 e perenne nel ragionare ? dove quella ine- 
faufta, e non manchevol dovizia di parole , e 
di modi ? dove quella improvvifa eftempora- 
nea eloquenza 5 della quale la meditata non è 
che 1' ombra , e 1' immagine ? Eftemporanea 
eloquenza ? quella che non abbifogna di tempo 



^ LXXVII }§> 

per trar dal fondo della memoria le cognizio- 
ni , e le idee più ripofle ? Quella che tutto a 
prima giunta, e felicemente ritrova, e ordina- 
tamente difpone , ed efficacemente difpiega ? 
Eftemporanea Eloquenza . Evvi adunque una 
lode , conviene pur dirlo mal grado che n' ab- 
biano gli ammiratori della antichità , evvi a- 
dunque una lode particolare, e propria del no- 
stro Principe , la quale dubitaron taluni, fecon- 
do ciò che ne narra Plutarco , d' attribuire an- 
cora a Demoftene . E un' uomo sì grande , e 
un' Oratore sì celebre , e Cittadino sì egregio 5 
eMiniftro sì fegnalato nacque di quefta patria? 
Onora l'età prefente? Abita la noftra terra? E' 
vicino a noftri fguardi ? Onoriamolo adunque 
colla mifura della fua gloria , e delia noftra 
ammirazione , né permettiamo eh' un giorno 
abbiano i poderi in verun modo a fgridarci , 
e ad accufarci d' ingrati . Popoli della terra , a 
quali la lontananza ignorare non lafcia le no- 
ftre maraviglie , popoli della terra 1' abbiamo 
fatto . Annoverateci ad una , ad una tutte le 
dignità più eminenti di quefta patria , il no- 
me delle quali è già corfo nelle voftre regio- 
ni , e nelle terre più folitarie, e interrogateci 
appretto de' guiderdoni , co' quai lo abbiamo di 
tante fatiche illuftri , e preclari fervigj rimune» 



*$J LXXVIII ffi 

rato. Noi abbiamo le Aurate Stole , voi lo fa- 
pete, e ne lo abbiamo arricchito, noi le vefti 
Proccuratorie , e ne lo. abbiamo nobilitato , noi 
la Sede primaria del Principato , e ne lo ab- 
biamo Principe coftituito. Dove fono gii ono- 
ri che potettero difpenfarglifi , e che gli fode- 
ro ritardati ? dove i titoli più fublimi, che po- 
teffero conferirgli!! ? Dopo averlo quefta Repub- 
blica alle Corti Straniere fpedito di Lamagna, 
€ d'Italia perchè i popoli fempre difiderofi di 
vedere i grand' uomini lo conofceffero , iMini- 
flri celebrati di quelle ne'fommi affari lo con- 
fultaflero ,. Carlo Imperadore Serto di quefto 
nome il teneffe in pregio, e Re Carlo Emma- 
nuello T ficcome è fama , lo ci invidiaffe ; do- 
po averlo , quafi prefaga delle cofe avvenire , 
alla Corte Romana Ambafciadore inviato, do- 
ve i Principi Eminentittimi della Chiefa per 1' 
importante elezione del nuovo Pontefice ragù- 
nati la faviezza de' fuoi conforti , 1' eccellenza 
di fua eloquenza ammiraffero , e Benedetto Pon- 
tefice Maffimo per modo da quella rimaneffe 
vinto che fovente ne ragionaffe ne' famigliari 
congreflì , ne rendeffe teftimonianza nell' Ope- 
re pubblicate , ne fcriveffe nelle fue lettere al 
Senatore Flaminio Cornaro , al quale la fo- 
miglianza della pietà % della dottrina ,. e della. 



fè> LXXIX fè 

fama Io congiungeva ; dopo averlo quefta Re- 
pubblica onorato al di fuori colle tre illustri , 
e memorabili Legazioni, la memoria delle qua- 
li tutto dì ne rinnovano , e i Re alla concor- 
dia , e all' antica congiunzione colla Repubbli- 
ca ritornati , e i popoli , e le provincie dal ter- 
rore dell'armi fìraniere , e dalle militari cupi- 
dità liberati, e i mari, e i porti de'fofferti in- 
iulti, e della infolenza barbara vendicati, a fé 
lo richiama da quelle Corti le quali furono 
per due luftri quafi il teatro della fua pruden- 
za , e della fua eloquenza , per follevarlo a po- 
rti più fplendidi , e più eminenti del fuo gover- 
no* lo annovera d'anno in anno tra maggiori 
Savj, le guide della Repubblica , le fcorte {leu- 
re nell' ampio pelago della pubblica ammini- 
ftrazione ; lo dellina più volte Deputato a 3 Mi- 
niftri alla trattazion d'importanti , e pericolofi 
maneggi ; lo verte di quella toga infìgne Proc- 
curatoria ornamento perpetuo de' cittadini più 

egregj 5 e ne §^ ^ UC ^Ì ^ e ^ a P ace 5 e dWfe milizia 
più fegnalati ; lo colloca tra que' cinque fapien- 
tifìimi interpreti delle leggi , i quali dovevano 
nella turbazione de' tempi prefenti ridonarne la 
calma, eia tranquillità degli antichi ; lo eleg- 
ge in fine, o piuttofto lo acclama Principe, e 
Capo del fuo governo ; lo colloca fulla fede 



*jté LXXX ^ 

del Principato , dove foli fedettero i fondatori , 
i conquiilatori 3 i cortfervatori di tanto impe- 
rio . Ecco quel tanto 5 preftantiffimi Concitta- 
dini 5 a 3 quali per la grandezza deli' argomento 
il fuono perviene delle mie lodi , ecco quei 
tanto 3 che può dar quella patria , qualor' e(Ta 
voglia de'fuoi Cittadini confolar le fatiche , e 
i lunghi travagli rimunerare. Effa ha dove fpe- 
dirli a 5 climi rimoti per rendergli cari a' Prin- 
cipi 5 e rifpettabili a' foreilieri ; effa ha come 
di luce ne' domeftici onori , e nelle domeftiche 
dignità circondargli ; effa fa far paffare ezian- 
dio ne 5 difcendenti più tardi i frutti gloriofi 
della virtù de' Maggiori . Innamorati di sì bel- 
le fperanze profeguite anirnofi il cammin del- 
la gloria voi 5 che già (i^tQ entrati nei fuo no- 
bil corfo . Sia la bontà dell'animo , e la dol- 
cezza de' voffri coffumi il maggior' e più caro 
ornamento della voftra fortuna , e della voftra 
nafcita ; occultate dal velo della voftra beni- 
gnità le differenze 3 che dai comune degli uo- 
mini vi difagguagliano 5 rendetele meno fenfibi- 
li , e meno fpiacevoli agi' inferiori ; raccogliete 
in una parola da' voftri antichi colla fucceffio- 
ne della loro fortuna la fucceffione della loro 
virtù . Effa con vigilanza del continuo prefieda 
alla divifione delle voftre ricchezze; effa rivol- 
ga 



^ LXXXI ffi 

ga a fini fublimi la lunga , e perenne ferie de' 
voftri ftudj ; eflà rinfòrzi 1' ardore del voftro 
zelo, purifichi i voftri lumi, foftenga il voftro 
candore neh" afpro , e perigliofo governo de' pub- 
blici impieghi . Niuno ha meglio del Princi- 
pe noftro intefe giammai così fode , e cosi 
importanti lezioni . Era di ciò convinto quei 
vecchio illuftre , queir ultimo Piero Proccura- 
tor Fofcarini , quando alla fine venuto de'glo* 
riofì fuoi giorni , dopo aver fatta depofitaria 
delle fue foftanze la nobiliflima , e piiffima 
fua Conforte, (IV) chiamò'! voftro nome , e 
la voftra ftirpe all' ampliffima fucceflione delle 
fue ricchezze. Mente e' non pofe allora , rapi- 
to com'era nella contemplazione di voi mede* 
fimo , non eflère straniere ricchezze da molti 
fecoli neceffarie alla grandezza della voftra Ca- 
fa , vedeva folo nella voftra perfona tutte a 
un tempo rinate le doti , e le virtù de 5 Mag- 
giori , e a un Cittadino a cui le più eccelfe 
Dignità della Patria farebbono uìi giorno tut- 
te offerite , non pur concedute 5 volle dar' una 
pruova al mondo perpetua della fua ammira- 
zione , e della fua tenerezza • quando dir non 

L 

( iv ) Sua Eccellenza ProecuratefTa Elifabetta Cornar© 
Fofcarini . 



$p LXXtll ^ 

vogliamo piuttofto eh' a rendere dopo di fé du- 
revole , e lunga la propria magnificenza in voi 
fceglieffe , e adottaffe un ? erede del pari magni- 
fico, egenerofo. Di così nobile, di così gran- 
de , e tanto lodevole inclinazione voi ben ne 
defte, Principe Sereniffimo, or compie l'anno, 
i più manifefti , ed i più aperti argomenti quan- 
do da Voti de ? cittadini , e da defiderj della Na- 
zione alla fede primaria della Repubblica folle- 
vato le fefte, le pompe , ed i folenni fpettacoli 
annunziarono a' Popoli , e alle Provincie del Ve- 
neto imperio F elezione del nuovo Principe . 
Chi mai ripenfa feco medefimo alla celebrità 
di que' giorni , ne' quali fra lieti plaufi , feftofe 
grida , e fuperbi apparati tutti gli Ordini del- 
la Repubblica vi faiutarono , e riverirono Prin- 
cipe della Patria , e poi feco fteffo maraviglia 
non fente d'una grandezza, di cui fola poteva 
la virtù voftra vietarvi d' infuperbire ? L'oro 
contefto, e fparfo nelle ricchiffime fuppelletti- 
li dell' augufto palagio era vicino a perdere il 
pregio, che l'arte, e'1 difegno a gara gli con- 
trattavano; facelle ardenti per ogni parte fom- 
miniftravano lo fplendore a terfi , e limpidi 
criftalli , che 'n mille foggie le foftenevano ; ric- 
chi , e fontuofi panni vestivano a fefta , ed a 
pompa la turba de'voftri fervi ; fuoni e ganti 



*&! LXXXIII ?$i 

armoniofi , e balli allegri venivano a mano a 
mano interrotti da ciò , che 1' arte feppe mai 
ritrovar di più acconcio a riftoro dell' allegrez- 
za; fuochi giulivi nell'aria accefi , e nell'ani 
pie fuperbe moli infiammati promettevano qua- 
fi alla notte di liberarla dalle fue tenebre ; tutto 
in fine pareva a pervaderne rivolto , che di 
tante ricchezze ritener non volefte oggimaiper 
voi fteflo che la gioja , e'1 contento ineffabile 
di sì bene /penderle a decoro •> e ornamento del 
Principato . A tante in mezzo così efficaci , e 
così fingolari dimoftrazioni d' una magnificenza, 
che pur' in minima parte indarno deferivere m* 
affatico , io ben difeerno quai profufioni , e qua- 
li larghezze a voi d' ognaltra riufeiflero le pia 
care. Più vi piaceva quel pane in grembo ver- 
fato alla folta, e innumerabile turba del voftro 
popolo quafi al fonte dell' abbondanza intorno 
a voi congregato ; più vi piacevano que' foccor- 
fidalla voflra mifericordia difeefi fopra que'po- 
veri, che nella pubblica gioja, e nella comune 
inufitata allegrezza fentir non dovevano foli la 
confueta triftizia ; più vi piaceva queil' oro da 
tutti i lati dell' augufto palagio , e nelf ampio 
foro a larga mano piovuto , come volefte adom- 
brata l' immagine de' Romani Congiarj fenza F 
orgoglio, ed il fallo de' Principi difpenfatori ; 



«§£ LXXXIV fè* 

meglio in fine contento di ciò eravate che ì 
padre piuttofto dei voftro popolo che '1 Princi- 
pe manifeftava . Riveggano ora pertanto le ri- 
mote lor patrie que' foreftieri , che dalle Città 
d' Italia , e d' oltr'Alpe più nobili qui convenu- 
ti ornarono di loro prefenza i folenni fpettaco- 
li della voftra Coronazione , e ridicendo di gen- 
te in gente la voftra magnificenza rifvegii in 
effe infieme lo ftupore, e la maraviglia . Tro- 
veranno de' paragoni opportuni nella fontuofità 
degli Edili di Roma , e ne' trionfi fuperbi degli 
antichi Cefari . La rimembranza delle voftre Am- 
bafcerie fortenute renderà più credibile il loro 
racconto, e la memoria in tal guifa , dirò co- 
sì, d'un prodigio farà la pruova, e l'argomen- 
to d' un 5 altro . Io nondimeno , Principe Serenif- 
fimo , loro addito cofe d' affai più belle a ve- 
derfi , e più magnifiche a raccontarfi . I figli 
della Repubblica deporta la nera verte , e di 
porpora veftiti fra fé medefimi, ed in palefe , 
e nel volto , e negli atti di sì egregio Principe 
raliegrarfi ; gli abitanti diverfi delle foggette 
Provincie, i monti , e i fiumi fprezzati , e i 
mari , che le dividono accoftarfi peregrinando 
alla vifta degli occhi voftri ; il popolo innume- 
rabile , le mani al Cielo levate , lunga ferie di lu- 
ftri pregarvi , e di profperi avvenimenti ; i lettera- 



«§& LXXXV J§* 

ti d' Italia più celebri in abbandono lafciati gli 
fludj loro a voftri piedi recarli per inchinarvi; 
rUniverfità dello Stato sì rinomata di Padova 
ritornare ali'ufanza de' tempi addietro, e decre- 
tare oflequiofa ai novello Principe gii onori in- 
termeffi ; le Città foreftiere a gara partecipi , 
e compagne farfi della noftra allegrezza , e 
confondere colle nollre le loro acclamazioni , 
e le loro fede . Liberi Cittadini adunque di 
quella Patria , nella quale Ja virtù fola fi nar- 
ra avere in ogni tempo ottenuta la preminen- 
za de' titoli , e degli onori , fi vantano e fi 
rallegrano , Principe Sereniffimo , della voftra 
gloria ? Si rallegrano le Città foreftiere , e i 
popoli , e le provincie di quello imperio aflue- 
fatte a vedere fui trono de' noitri PrincipLora 
i &v) Legislatori della Nazione, ora i Capita- 
ni vittoriofì delle nouY armi , or gì' iftrumen- 
ti più principali della noftra potenza , e della 
pubblica felicità? Si rallegrano i Letterati, al- 
la memoria de' quali fono vive , e prefenti le 
azioni gloriofe di tutti i tempi , e che non 
ingannati dall' apparenze fallaci non onorano , 
e riverifcono che '1 vero merito , e la vera fa- 
pienza degli Uomini ? Donde è mai procedu- 
ta , io domando , cotanta feda , e letizia ne' 
noftri petti ? Non fingiamo ignorare noi foli 5 

L 3 



^ LXXXVl $§? 

pur' un momento , ciò eh 5 a' pofteri più lon- 
tani non farà ignoto . Si ricordarono i Citta- 
dini i lunghi non interrotti fervigj da voi ren- 
duti alla loro patria , alla quale desiderar non 
lafciafte né più di zelo ne' pubblici impieghi , 
uè fapienza maggiore nelli Configli ; fi ricor- 
darono le voftre Provincie quegli anni infeli- 
ci , e all' Italia calamitofi , ne 5 quali occupate 
le fue contrade dall' armi ftraniere temettero 
pure i noftri campi , ed i pacifici abitatori di 
quelli d'effere inviluppati nella defolazione co- 
mune ; fi ricordarono i voftri popoli l' arti tol- 
te, e le ricchezze de' noftri mari all' induftria 
rapite, e all' artificio de' foreftieri ; fi ricorda- 
rono i letterati la tranquillità di quell' ozio dal- 
la voftra liberalità conceduto alle loro medita- 
zioni, e lo Studio celebrato di Padova i dot- 
tori infigni della Nazione fulle fue Cattedre 
collocati ; fi perfuadettero in fine le Città fo- 
restiere di poter' effe pure a buon dritto divi- 
dere colla Repubblica la chiarezza , e la glo- 
ria dei voftro nome . Fondano alcune le loro 
ragioni fopra de'proprj annali , e fulle memo- 
rie dei Secolo quindicefimo , che non potero- 
no in verun modo eflere cancellate dal tem- 
po , e richiama Bologna la rimembranza dell' 
adozione , e della Città donata a tempi di Lo- 



$£ LXXXVU $* 

dovico alla voitra profapia ; altre convinte fi 
moftrano , che i Demosteni , i Socrati , ed 
i Plafoni appartengono non pur' ad Atene , 
ma a tutta Grecia , e apertamente (ottengono 
ad ogni popolo , a tutte le provincie , e a 
ciafcuna parte della terra la fama , e '1 grido 
fpettare degli uomini fingolari delle Nazioni . 
Quindi per dar colore, ed apparenza più foda 
al loro diritto vertono con fiducia il caratte- 
re , e le fembianze della vera patria y e fi ttu- 
diano con ogni guifa di pompa imitar f alle- 
grezza di quefla voftra ; donde poi con infoli- 
to , e memorabil' efempio s' è veduto la dotta 
Città di Bologna, e'1 nobiliffimo di lei Sena- 
to decretarvi concordi Tonor delle fefte , delle 
preghiere pubbliche , e delle lodi . Onorato per- 
tanto , e riverito dagli ftranieri più bramofi 
d' accrefcere la loro gloria , che gelofi , e folle- 
citi della noftra ; celebrato da loro Oratori ( v ) 
a così nobile , e ragguardevole minuterò elet- 
ti perchè valevoli a ben lodarvi y con qual* 
occhio rimirerete voi mai le fatiche 5 e la te- 
nue offerta delle mie carte ? Voi che vedette 

( v ) Flaminio Scarfelli Segretario del Senato di Bolo- 
gna, e Profeflore Emerito di Umane Lettere compofe , e 
pubblicò per Decreto dello fteflb Senato una Orazione fe 
lode del SerenifBmo Fofcarinu 



r§£ LXXXVIII fè> 

un nobiliffimo perfonaggio ( vi ) partire da 
una Città ( vii ) , che contrafta a tutte l'al- 
tre d' Italia la fama della fapienza 5 e 1' anti- 
chità delia dottrina , e recare in nome di 
quella al voftro cofpetto i fentimenti abbelliti 
dall' Eloquenza , ed ifpirati dall' ammirazio- 
ne ; voi che vedefte le fchiere de' Letterati 
circondare offequiofe la voftra Sede , e ripete- 
re quegli elogj ì de' ^l ua i P* ene già fono le 
voci , e 1' opere de' fapienti ; voi che vede- 
fte il fiore de' begi' ingegni dividerfi gli anni 
della voftra vita , o la materia piuttofto par- 
tirfi delle voftre lodi , e nell' ampio , e Ango- 
lare argomento ai Molini , ai Zaguri , i Flan- 
gini (vili) fuccedere, e i Cefarotti ; voi che 
potrefte fenza menoma tema di niente toglie- 
re alla voftra gloria rinunziare a 5 Poeti, e agli 
fcritti degli Oratori contento de' monumenti 

( vi ) Sua Eccellenza Conte Cornelio Pepoli . 

( vii ) Bologna. 

( vili ) Neil' Ingreffo del Sereniamo Fofcarini alla di- 
gnità di Proccurator di San Marco compofe una Orazio- 
ne Italiana Sua Eccellenza Sebaftiano Molino Senatore , 
ed altra in lingua Latina il Senator Guido Zaguri ; il 
che avvenne 1' anno 1742. Per il dì poi dell'incoronazio- 
ne di Luì fu pubblicata un' altra Orazione Italiana da 
Sua Eccellenza Conte Lodovico Flangini , alla quale fe- 
guì un Canto Panegirico dell' Ab, Melchior Cefarotti . 



^ LXXXIX £$■ 

cretti in perpetuo nella memoria, e negli ani- 
mi della Nazione , come potrete voi mai ri- 
folvervi a piegare lo fguardo fopra un lavoro 
di così baffo artificio , e d' opera così inferio- 
re al pregio della materia ? Paghi di ciò , e 
contenti edere non potrebbono , per mio av- 
vito , che foli coloro, i quali invaghiti fover- 
chiamente di fé medefimi niuna cofa più ap- 
prezzano , ed amano meglio delle loro lodi ; 
e i quai per guftare più intenfa , e più effica- 
ce, e più viva la dolcezza di quelle giungono 
a forza a perfuadere fé fteffi della eccellenza , 
e del valore de' lodatori . Carte però infelici , 
da me deilinate sì volentieri a parlare d' un 
tanto Eroe, io veggo predò il fine delle voftr' 
ore, e perderfi la mia fatica nella obblivione, 
e nelf ofcurità del fuo autore . Io non ignoro 
quel lungo fludio con che tentai adornarvi per 
rendervi degne di pattare ficure per mezzo alla 
fucceffione de' tempi ; onde fparger potette fopra 
de'Secoli della Repubblica quelle ricchezze di vir- 
tù , e di fapienza , che derivano agli uomini 
dai grandi efempj ; ma '1 Principe Sereniffimo , 
ma quefta Patria , ma tutte le genti , colpa di 
quello Itile , ch'oltre l'ingegno non può difender- 
li, laflò, delle mie fatiche, e dell'umile mio la- 
voro non abbifognano.il Principe Sereniffimo ha 



veduto più volte il ritratto offerirglifi di fé me- 
defimo da mano più maeftra rapprefentato ; la 
Patria il conofce nelle fue azioni paflfate ne'no- 
ftri annali; il Mondo lo vede efpreffo da tan- 
te penne , e al vivo delineato negi' illuftri , e 
preclari Nipoti , che lo circondano . Tal fi è if 
elogio, che divoto confacro a. quefto Serenis- 
simo, Eccellentissimo, e Gloriosissimo 
Principe Marco Foscarini. 



Qui vero -utraque re ecceller 'et , ut et dottrina 
fiudiis et regenda civitate princeps ejfet , 
quis facile , prxter hunc , inveniri poteji ? 

Cic. de Leg. lib. III. 



IN VENEZIA 
M D C C L X V. 
Appreflb Giambatista Pasquali 
Con Licenza de' Superiori . 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA